[39] Così il cod.: forse e pepe.
[40] Per quanti uccellatori m'abbia domandati, a sapere che cosa sieno i malardi, niuno mel seppe dire: è probabilmente alcuno uccello che per la specie s'avvicina all'anitra. Se in iscambio di savore per malardi et anatre dicesse: savore per anatre et malardi, avrei sospettato che, a preferenza di malardi, si fosse dovuto leggere valardi, vallardi, cioè uccelli di valle.
[41] Il cod.: di civera: è assai facile scambiare una r in un c o nello scrivere, o nell'interpretare lo scritto.
[42] Il cod. dibria: io ho disseparata la parola, scrivendo di bria, per convenienza a quanto dissi alla nota 9. Bria sarebbe dunque sincope di briga: se errai, sia come non detto. Confesso il vero, potrebbesi qui scrivere d'Ibria, cioè d'Iberia; perchè, come oggi sono in voce di ottimi i caci di Montecavallo e di Olanda, così una volta potevano quelli della Spagna. Infine dirò, che, non meno a questo luogo, che alla pag. 18, potrebbe esser corso uno strafalcione, e che s'avesse in sostanza a leggere, non già di briga, o di bria, o d'Ibria, ma sì bene d'ibrice, o di bibrice, dal lat. berbix; capra: ma come che sia, lascio che altri indovini con miglior senno e a suo talento, e del mio fantasticare si passi il cortese leggitore.
[43] Il cod. in cutial o in cucial, parola di niuna significazione: se incocili non istà bene, il savio lettore corregga meglio.
[44] Pastino è voce latina, e vale, secondo i vocabolaristi, divelto; non se n'allega che un solo es. del Crescenzio: procede da pastinare, che vuol dire rivoltar la terra, diveglierla molto sottilmente e profondamente. Caulo di pastino dunque vorrà interpretarsi per cavolo coltivato in terreno di forte lavoragione: in alcuni paesi della Toscana è voce tuttavia in uso.
[45] Il cod.: nei dì di giugno: qui non ci ha bisogno di scusa se mutai nei dì di digiuno.
[46] Antiqu. vôti. Comunissimo è negli antichi testi l'i intromesso nelle parole. Ne troviamo ess. in Pucciandone Martelli da Pisa, in Tommaso Buzzuola da Faenza, in Antonio del Beccaio da Ferrara, in Ciullo d'Alcamo, in Fra Guittone d'Arezzo, in Bonaggiunta da Lucca, e in cent'altri: onde noti sono il faite per fate, erraita per errata, guairi per guari, bailìa per balìa, mainera per maniera, guaitare per guatare, ec. ec.
[47] Così il ms.: manca la prep. in, intridilo.
[48] Levaduro corre tuttavia per le bocche del popolo dell'Emilia, e vale levame, lievito, fermento.