Ora bisogna notare che le provincie essendo tenute in ordine dall'esercito, ed essendo i militari elettori di primo grado, grande fu la loro influenza sugli elettori. I ministri ne aspettavano con ansia i risultati temendo che fossero scelti a deputati i patriotti piú caldi e piú avventati.
Pure fra i settantadue eletti nel Napoletano pochissimi avevano voce di sfrenati Carbonari. Dei deputati uno era cardinale[30], nove sacerdoti, ventiquattro possidenti, otto professori di scienze, undici magistrati, due impiegati del governo, nove dottori, cinque militari e tre negozianti.
Le elezioni furono fatte onestissimamente ed il Colletti si lagna che vi furono eletti due nobili unicamente. Ecco le sue precise parole:
I collegi elettorali mostraronsi avversi all'antica nobiltà, cui spesso disonestamente impedivano il diritto comune di dare il voto. Furono ingiusti ed ingrati, perciocchè la legge non esclude i nobili; e non vi ha in Napoli altra nobiltà che di nome e questi nomi, Colonna, Caracciolo, Pignatelli, Serra diedero alla scure il primo sangue per amore di nobiltà[31].
Terminate le elezioni, venuti gli eletti a Napoli si ebbero le sessioni preparatorie, che si tennero nell'antica biblioteca di Monteoliveto, e si fissò il giorno della solenne apertura.
Ferdinando I avrebbe voluto che mai fosse realmente giunto questo giorno, e, quando vide che non era piú possibile indietreggiare d'un passo solo, fece sentire pel Conte Zurlo che avrebbe dato l'incarico d'assistere alla cerimonia al figlio Francesco quale suo vicario.
I deputati energicamente risposero che ove il Re perseverasse in tale idea, essi non si sarebbero radunati ed avrebbero invitato il generale Pepe[32], a nome del bene pubblico, a non deporre il comando. Il Re intimidito promise di recarsi all'apertura del Congresso e di giurare.
Nell'ultima seduta tenuta dalla Giunta preparatoria si diede lettura di una lettera del ministro dell'interno, colla quale invece della chiesa di San Sebastiano si prescriveva per la cerimonia quella dello Spirito Santo a Toledo, molto piú vasta ed adatta all'uopo[33].
In quest'ultima adunanza furono eletti il presidente, il vicepresidente, ed i segretari del Parlamento, che nello stesso giorno 28 di settembre si recarono al Palazzo dove furono, pomposamente, ricevuti dal Re. Prese pel primo la parola il Cardinale Firrao proponendo che s'ordinasse un triduo all'Altissimo. Il Re approvò la proposta e promise formalmente d'intervenire all'apertura del Congresso.
Ed eccoci alla cerimonia che entusiasmò fino al delirio i Napoletani, accorsi da tutte le parti della città e dei paesi vicini nella strada antica di Toledo fin dalle prime ore del giorno gremendone le tre vaste piazze maggiori[34].