Con questo fatto è assicurata la grandezza vostra, la vostra gloria e le legittimità della vostra dinastia. Ella non riposa piú sulla volontà d'un solo, non su precarie alleanze straniere, ma su la volontà decisa di sette milioni di cittadini pronti a versare l'ultima stilla del loro sangue in difesa della religione degli Avi, della Patria e del Re.

Quell'adorabile famiglia che vi fiorisce d'intorno, come all'ombra del maestoso cedro del Libano crescono le sacre palme, quei rampolli del vostro a noi sí caro primogenito figlio, cresceranno anch'essi nelle avite e domestiche virtú: dalla M. V. apprenderanno ad imitare le virtú degli avi, gli arcani dei governi, la sana politica e la dura milizia. Uno ne crescerà certamente tra essi, che di unita alle arti di pace saprà coltivare quella della guerra.

Egli accoppierà al brillante coraggio ed all'alma intrepida di Francesco I e di Enrico IV, il saper militare del gran Condé; e se, tolga il cielo l'augurio, sarà chiamato a combattere, lo vedremo circondato dai bellicosi Marsi, di Dauni, da Sanniti, da tutti i popoli della Magna Grecia e della Trinacria alle frontiere del regno come l'Angelo del Signore con l'adamantina spada stava alla difesa del Paradiso terrestre.

Ora finalmente, accettata e giurata la nostra Costituzione, non sarà piú chimerica e sprecata invano nell'isola la forza che ebbero nelle armi i nostri avi, ed il risorgimento della marina; non piú inceppati i progressi dello spirito umano e dell'istruzione pubblica; non disordinato e dilapidato l'erario; non compromessa la dignità del Monarca e della nazione nelle politiche transazioni. Le pagine del Codice di Astrea rimarranno immuni da qualunque macchia e custodite da incorruttibili sacerdoti; e il potente braccio e la volontà della maestà vostra e le assidue e regolari cura del Parlamento nazionale assicureranno sí bel retaggio fino alla nostra piú remota paternità. Risorgeranno i Geleuci e gli Architi, gli Archimedi ed i Tulli onore delle nostre regioni e del genere umano: risorgeranno i bei monumenti dell'arte antica su questa terra felice, riuniremo in una sola epoca tutti gli onori, onde fummo presenti dal fiorire degli Italo-Greci ai tempi d'Augusto, e dal regno di Alfonso di Aragona a quelli di Carlo III.

Deh! tu onnipotente Iddio, arridi dal Cielo a sí felice augurio: conserva nel Re il padre e benefattore del popolo: conserva nel popolo la famiglia ed il baluardo del Re: conserva nel Parlamento nazionale il vigile custode delle nostre Istituzioni e delle nostre leggi, e fa che viva e regni per lunghi anni l'augusto nostro Ferdinando, sí che divenga il Nestore dei Monarchi Costituzionali[44].

Il re rispose brevemente cosí:

Gradisco sommamente i bei sentimenti e leali che il Parlamento per l'organo del suo presidente mi esprime e spero con la sua cooperazione vedere sempre piú felice e tranquilla questa Nazione che per tanti anni ho governato e governo.

Indi Ferdinando primo, preso il discorso d'apertura, lo porse al figlio Francesco, duca di Calabria che lesse:

Signori Deputati,

Incomincio dal render grazie a Dio che ha conservato la mia vecchiezza, circondandomi di lumi pe' miei amatissimi sudditi. In voi considero la nazione come una famiglia, della quale potrò conoscere i bisogni e soddisfare i voti. Non altro è stato mai il mio desiderio nel lungo regno che il Signore mi ha concesso se non di ricercare il bene e di seguirlo. Voi mi presterete d'ora innanzi la vostra mano nell'adempimento di questo sacro dovere: ed io raccogliendo dalla vostra propria voce i voti della nazione, sarò liberato dall'incertezza di doverli interpetrare. Per conseguire l'oggetto delle nostre comuni cure, io debbo richiamare la vostra attenzione alle importanti operazioni che vi sono commesse ed alle difficoltà che noi dobbiamo superare. Il conoscer queste sarà un eccitamento maggiore alla vostra saviezza ed alla vostra prudenza: ci farà acquistare anche la gloria, se avremo saputo trionfare degli ostacoli che ci presentano le circostanze dei tempi, e le conseguenze stesse delle stesse nostre passate vicende.