Mazziotti Gherardo. — Nato in Celso a quaranta miglia da Salerno, portossi in Napoli a percorrere la carriera forense. Nella rivoluzione del 1799 fu creato giudice di pace, indi imprigionato come liberale e bandito dal regno. Tornato in patria, nella organizzazione giudiziaria del 1809 venne eletto a giudice civile, e poco dopo elevato a giudice criminale in Campobasso, donde fu trasferito colla stessa carica in Avellino. Promosso a presidente del tribunale civile della provincia di Lecce, domandò di tenere la magistratura nella città capitale della sua provincia. Volendo il governo inviarlo a Reggio rinunziò alla toga ed esercitò in Salerno l'avvocheria. Egli toccava quarantacinque anni quando fu eletto deputato.

Mercogliano Antonio. — Vide la luce in Nola nel 1784, e dopo gli studi preliminari compiuti in provincia si recò a Napoli a studiare medicina. Andria e Cattolica furono i suoi maestri. Nel 1799, coinvolto nei tumulti, fu esiliato per quindici anni e risedette in Toscana.

Nel 1818 — scoverto di far parte d'una società segreta — fu rilegato in Pantelleria a disposizione del re.

Nell'agosto del seguente anno potette tornare in patria.

Nicolai Domenico, marchese di Canneto[78]. — Di lui esiste il seguente documento: «Supplica del figlio Carlo affinché il padre carico di anni e quasi cieco torni in patria in seno all'ammiserita famiglia.»

La supplica non fu accettata perchè il richiedente fu «... immoderato nelle discussioni parlamentari!»

Dalla corrispondenza dell'ex-magistrato Pisa emergono alcune lettere che il Nicolai e de Conciliis indirizzavano a Lucenti ed al Pisa mentre erano in Ispagna. Nel 1829 il Nicolai era a Barcellona in seguito di misura generale presa dal governo spagnuolo contro gli esiliati. Nel 30 dicembre 1830 trovavasi a Marsiglia. Il ministero degli esteri era convinto che il Nicolai fosse l'autore d'alcune stampe per la indipendenza italiana.

Pessolani Saverio Arcangelo. — Atena fu il luogo dei suoi natali. Istruito nelle leggi, reputato per maturità di consiglio e per disinteresse a niuno secondo nel suo distretto, difese per molti anni i diritti dei privati ed in particolare quelli dei poveri. Toccava il quarantesimo anno di età.

Pepe col. Gabriele. — Sannita e degno emulo di Florestano e di Guglielmo, calabresi. Combatté a Civita-Castellana e ad Otricoli contro i Francesi. Difese la Repubblica partenopea a Nola, a Torre Annunziata ed a Portici[79], ove fu ferito.

Combattette poi anche a Marengo nella legione italiana e fece la campagna del 1815. A Tolentino riportò quattro ferite d'arma bianca.