Colto da apoplessia mentre camminava, in Napoli, per la strada di Toledo, morí addí 4 febbraio 1840.

Sponsa Diodato. — Fu tra gli esiliati a Tunisi e tornò in patria dopo il 1831.

Semmola Mariano. — Del comune di Brusciano nel distretto di Nola. Dopo aver appreso nella patria i rudimenti delle lettere, fu dal vescovo Lopes inviato in Napoli agli studi delle scienze: all'età di anni 21 fu richiamato per insegnarle al seminario nolano. Intrapresa la carriera ecclesiastica dopo aver passato circa quattro lustri in quell'uffizio di professore al seminario, si riportò in Napoli ove die' un pubblico esperimento per ottenere la cattedra di fisica nella Regia Università degli studi, e benché non fosse riescito nell'intento ne ottenne riputazione, onde messosi privatamente ad insegnare le scienze filosofiche ebbe frequenza di giovani allievi.

Non molto dopo, conseguí nella stessa Università la sostituzione alla cattedra di logica e metafisica. Nel decennio francese fu ivi incaricato dell'insegnamento della Ideologia, e riconfermato poscia, dopo la espulsione dei Francesi, nell'insegnamento dell'antica logica e metafisica. Si hanno di lui pubblicate per le stampe in varie edizioni le istituzioni di logica e metafisica ad uso del suo studio privato.

Tafuri Michele. — Figliuolo del barone Tommaso di Melignano e di Teresa Perrone, nacque il dí 27 di maggio 1769 a Nardò (Lecce) nel cui seminario fu educato e poi inviato a Napoli, per studiarvi diritto canonico e poi prendervi gli ordini; invece egli s'accinse agli studi legali per la carriera del foro. Sposò nel 1799 Rosa di Masi. Durante il decennio, ministro nel 1807 il commendatore Pignatelli lo volle al ministero di grazia e giustizia e cosí anche Zurlo e Ricciardi.

Nel 1815, tornati i Borboni, si dimise e tornò a vita privata. Fu nominato, quindi, giudice della corte criminale di Salerno e nell'anno seguente (1816) andò alla corte criminale di Trani. Solo nel 1818 passò alla corte civile della medesima città.

Fu deputato nel 1820, e nella sessione che seguí tornossene, per sempre, a vita privata.

Morí di bronchite ai 7 settembre 1857.

Trigona Salv. Giuseppe, marchese di Camicaro e Dominamare. — Nacque in Noto (Sicilia) nell'anno 1792. Fra gli agi della famiglia non obbliò che la istruzione e lo studio aggiungono pregio alla nobiltà dei natali e si diede alacremente a coltivare le belle lettere, la filosofia e le leggi. La economia politica alla quale l'età nostra aggiunge importanza, divenne la sua precipua occupazione. Temperò quest'arduo studio coltivando la poesia, per la quale sentiva inclinazione particolare.

Visitò Parigi, Londra, vide tutta Italia, e dopo otto anni reduce in patria, si diede con molto impegno all'azienda dei domestici affari ed all'esercizio delle cariche municipali.