Ma no: egli non adduceva tale pretesto, ed altro motivo gli attribuisce la fama. Noi siamo lieti che questo uomo del foro sia restato fra i suoi processi.
Legga egli Cuiacio; altri penseranno ad amministrare la cosa pubblica.
In verità, non si può pensare senza raccapriccio che un ministero cosí importante come quello dell'interno, sia stato quasi privo di capo per piú di due mesi. Il marchese d'Auletta non dovea sovrintenderlo che per pochi giorni. Non potendo servir di secondo ad Acclavio il ritroso, era facile il concepire che gli tornava impossibile di spiegare tutto lo zelo necessario a tempi tanto difficili. Ma la nostra causa è bella! Invano tardano i ministri di accorrere al loro posto, invano alcuni antichi intendenti si mostrano pigri a secondare il nobile impulso delle provincie: cresce in esse l'ardore quanto piú mancano gli stimoli dei loro amministratori!
Alla fine, gli affari interni sono stati affidati al cavaliere de Thomasis. Il Parlamento lo ha sciolto dall'accusa di aver preparato il 7 dicembre; ma la sua condotta per l'avvenire sarà la migliore delle assoluzioni.
Il ministero degli affari stranieri dà luogo a riflessioni di ben altra natura. L'antico uomo di corte[86] che oggi l'occupa sarebbe mai divenuto adoratore di libertà?
La storia del suo viaggio a Layback non somministra pruove assai forti di questa sua novella passione.
Arrestato lungamente in Gorizia, doveva egli sentire per lo meno al pari di noi l'indegnità dell'oltraggio, e se qualche cosa poteva consolarlo in quella infame prigione, era senza dubbio la speranza di alzare un giorno la voce per la sua patria. E il giorno giunse, ed egli è chiamato al congresso: ascoltatelo!...
— Se io potessi parlare... — egli dice. Ma niuna forza fisica gli si faceva, onde tacesse; ov'egli avesse aperto la bocca niuno il minacciava sia dello Knout sia del bastone. Se io potessi parlare!... cosí quel ministro compiva la sua orazione e cosí sosteneva i nostri diritti. Che se egli non parlava, perché dunque non preferiva di scrivere? Sarebbe stata inutile, noi lo sappiamo, qualunque protesta; ma almeno la dignità della nazione non era offesa con quella importuna reticenza!
L'egregio difensore della sovranità del popolo!
Se a lui non si concedeva di favellare, chi non l'obbligava di dare orecchio a tante diplomatiche insolenze contro di noi? Perché durare la lettura delle istruzioni destinate ai tre plenipotenziari presso la nostra corte? Un uomo, il quale sapeva sacrificarsi, ed avrebbe interrotto il leggitore ed esclamato che non aveva intrapreso cosí malagevole cammino per vedere insultati ed il suo re e la sua patria!