E fate che io ritorni alla mia prigione — rispondeva Filosseno a Dionigi. — Fate che io vi ritorni; i vostri scritti sono insoffribili! — Ma no; il ministro pregava, onde gli fosse accordata copia di quelle istruzioni gentili, come se diligenti corrieri non fossero già pronti a recarli in Napoli! Ecco ciò che chiedeva il nostro inviato, ecco ciò che a lui si negava.

Fedele istorico del suo silenzio, egli giungeva intanto fra noi. Grandi oggetti debbono richiamare le sue cure; grandi speranze si offrono alla nostra diplomazia.

Vedremo se il ministro saprà trattare gli uni e fecondare le altre: ma i principî non sembrano lieti.

Il principe di Partanna nostro rappresentante in Berlino persiste ostinato nel rifiuto di giurare la costituzione delle Due Sicilie: figlio della moglie del re, non per questo la sua sorte dev'essere diversa da quella dei due Ruffo di Parigi e di Vienna.

I primi figli dei re sono i popoli, diceva l'imperatore d'Austria, cosí quando comandava a sua figlia di sposare l'altrui marito, come quando le strappava dal seno l'unico figlio, relegando quel marito al di là dell'Oceano. Quindi giova sperare, e ciò riguarda la responsabilità del ministro d'affari esteri, che non sarà tollerato il novello insulto alla nazione; e che non si farà ingiustizia ai principi Ruffo e Castelcicala con l'impunità del principe di Partanna!

La nomina dei nostri agenti presso le Corti straniere merita del pari l'attenzione del ministero.

Coloro i quali partirono prima che il Parlamento s'aprisse, non sono i piú atti: essi non han veduto coi loro occhi ciò che dopo quel giorno avvenne tra noi, e forse non prestano fede a quel che loro si narra dello spirito della nazione.

Lo stato delle nostre relazioni politiche con le potenze neutrali è piú difficile di quel che sembra. Se ivi ci amano i popoli, ci detestano i gabinetti. L'oligarchia non è oggi che una specie di monachismo o, se si vuole, di massoneria sparsa in tutta l'Europa. Riti, misteri, linguaggio occulto ed universale, nulla le manca: bisogna quindi combattere dapertutto il mostro proteiforme, e, se sarà possibile, far comprendere alle Corti il loro vero interesse di stare uniti coi popoli.

Noi non sappiamo qual sia la condotta del nostro ministro, riguardo ai Portoghesi; ma ormai ella dovrebbe esser palese. Un inviato del Brasile ostenta in Napoli la sua burbanza contro gli avvenimenti del Portogallo; o ignorando o facendo mostra di obliare che i Portoghesi concedevano il trono alla casa di Braganza, costui avvisa di chiamarli ribelli, or che chieggono di non essere piú colonia del nuovo mondo! Noi non dobbiamo vedere queste cose, né predicare la nostra felice costituzione ad altri popoli; ma se spontanei questi l'adottano, certamente non possiamo trascurare di chiamarli nostri fratelli. Se Giovanni VI non ancora ha sanzionata la costituzione del Portogallo, bisogna credere che lo farà in appresso; ma a noi non è lecito di respingere i voti e forse i soccorsi di quella generosa nazione.

Il papa intanto che fa? Comincia egli a vedere quali ospiti sono i Tedeschi? Permetterà che Ancona e Civitavecchia siano occupate? Se noi saremo costretti di toccare i suoi dominii, non siamo stati certamente coloro i quali, primi, gli han chiesto ospitalità, e non vi combatteremo che per la nostra salvezza. Una volta i papi scioglievano i popoli dal giuramento di fedeltà verso i re della terra, oggi essi sciolgono i re dal giuramento di fedeltà verso la patria; segno evidente che i popoli sono divenuti i piú forti!