«La Camera unica dei deputati, le restrizioni della prerogativa reale, l'incoerenza di partecipare ad un'assemblea, le negoziazioni diplomatiche, la deputazione permanente, la nomina agli impieghi, dei quali dispone il Parlamento, l'inceppamento del potere esecutivo, l'odiosità del veto lasciato al solo governo, e questo veto anche inefficace, perché solamente sospensivo, ed altre disposizioni della costituzione spagnuola, si trovano dalle varie potenze come tanti germi di discordia e di anarchia, e come incompatibili con la tranquillità dell'Europa».
L'autore del rapporto indicava i mezzi opportuni a riparare questi mali: « — mi sembra, egli diceva, di potere asserire che tutti questi mezzi si riducono ad uno solo; la rifusione della costituzione spagnuola, o piú tosto la formazione di una costituzione napolitana. Mi pare che il punto decisivo sia questo. E riguardo a questo punto il dilemma è breve: o venire incontro con dignità ai desideri dell'Europa, o aspettarsi la guerra e le conseguenze che ne verranno; o modificare da noi stessi la costituzione o aspettare che altri venga a modificarla».
Il nostro agente diplomatico aggiungeva un consiglio. Era quello di domandare l'intervento d'una gran potenza dell'Europa, onde, in compenso delle riforme che avremmo apportate alla nostra legge politica, ci procurasse la pace.
Noi non fummo persuasi dell'esistenza dei mali, e detestammo i rimedi. L'unità della Camera aveva per noi un supplemento nel Consiglio di Stato; non ci sembrava ristretta la prerogativa reale, ma il potere dei ministri; non leggevamo prescritta la necessità d'indicare all'assemblea legislativa le negoziazioni diplomatiche, ma di renderle conto dei risultamenti di esse: trovavamo incapace di essere molesta al governo una deputazione destinata alla sola vigilanza: ignoravamo che il Parlamento nazionale avesse sugli impieghi altro diritto, fuorché quello di presentar le terne per lo stesso Consiglio: se la forza esecutiva è inceppata nel male, la vedevamo sciolta nel bene; o il veto non ci si mostrava sotto l'aspetto di odioso, o credevamo che la odiosità dovesse ferire il Consiglio assai piú che il monarca; ma ci era dato infine il convincerci della inefficacia di un atto che poteva differire per anni la sanzione delle leggi, e che necessitava con questo mezzo al consenso i due poteri sovrani.
Era ben lungi dalla nostra mente il pensiero che gli alti alleati d'Europa volessero gradire il progetto dell'autore del rapporto. La indipendenza del nostro regno è tanto sacra per essi, quanto il dritto delle genti e l'opinione illibata della loro giustizia. Quella storia, che avara per le generose azioni, ha profuso il suo lusso per gli illustri misfatti, non ci presenterà l'aspetto di un principe che abbia snudata la spada per costringere una nazione ad avvilire le sue leggi. L'abolizione dei sacrifici umani coronò una volta il trionfo d'un re di Siracusa: e fu scritto che egli allora stipulava per l'umana natura. La servitú insanguinata d'un popolo, disonorerebbe il piú grande di tutti i trionfi: e si scriverebbe che si è combattuto e si è vinto per lo vitupero del buon senso o per l'infortunio dell'uomo. Chi osò mai di supporre disposizioni sí tristi nei magnanimi regolatori dell'Europa attuale?
Che se aveste obliata la loro virtú e la di loro grandezza, non avreste potuto non sovvenirvi dei vostri poteri. Voi avreste sempre letta nel tenore di essi l'impossibilità di aderire ad un cangiamento essenziale del vostro statuto. Voi avreste riputato contrario alla dignità di quel popolo che rappresentate ed alla vostra costanza l'andare incontro all'intervento d'una potenza straniera, per offerirle di permutare la libertà con la pace.
Riceveste adunque con gratitudine quel messaggio reale, che dimandò il vostro parere sulla mediazione. Ma quando il ministro che vi presentò il soglio, congiunse ad esso i progetti dell'autore del rapporto, tutti i vostri sentimenti vi sboccarono dal cuore, e mi suggerirono l'indirizzo dei cinque novembre.
Esprimeste in esso l'attaccamento ai vostri doveri, la vostra piena fiducia ne' giuramenti reali, la decisione irremovibile dei vostri committenti: la vostra.
I troni di Austria, di Russia e di Prussia erano stati fin qui circondati da un cupo silenzio. La prima voce che da essi ci venne, fu la prima testimonianza della loro giustizia. Non c'internò quello sdegno che non abbiam meritato, ma il desiderio di accordare un posto nel di loro consesso al nostro monarca. Fu questo un introdurre nel gabinetto di Laybach la santità dei di lui giuramenti, la legittimità del nostro cangiamento politico, l'indipendenza e l'autorità del nostro patto sociale.
S. M. ci diresse il messaggio dei 7 ottobre, e noi vi scorgemmo due punti. Manifestò l'uno il disegno di consentire all'invito dei suoi alti alleati: manifestò l'altro le basi d'una costituzione novella, e ci premurò a sospendere alcuna delle nostre incombenze.