La vostra commissione, o signori, non può ravvisare nell'una che le intenzioni reali; non può ravvisare nell'altra che un dispiacevole equivoco del direttore del foglio. È sicuramente degno del cuore di Ferdinando I l'abbellire l'adunanza dei signori del mondo, ed il prendere parte nella sublimità dei loro consigli. Ma come mai avrebbe egli pensato di essere in caso di aderire ad una costituzione novella? Avrebbe egli cancellato il decreto dei 7 luglio, i suoi giuramenti solenni, le sue ripetute proteste, la nobiltà del proprio carattere? Piú non tornerebbero alla di lui rimembranza quelle lagrime di tenerezza, le quali vennero sparse nel primo di ottobre, quelle acclamazioni solenni che accompagnarono la conferma dello statuto di Spagna, quegli accenti interrotti, que' fiori che tanto interessarono il di lui cuore commosso?

La virtú e la condotta del capo della vostra nazione piú non sarebbero sinonimi? E colui che godeva chiamarsi il fondatore e protettore del vostro statuto, presterebbe la mano a divellerlo? E voi destinati, obbligati a mantenerne intatte le basi, potreste voi consentirvi? Un cangiamento preparato da 20 anni diventerebbe adunque per vostra colpa o per vostra negligenza retrogrado?

Rispetto, o signori, alla lealtà, alla fermezza del vostro Monarca.

Tutto ciò che è contrario alla di lui dignità, è per lui impossibile. Se egli è pronto a partire per il congresso di Laybach, non può essersi proposto che il generoso disegno di dileguare le calunnie dei vostri nemici, di rendere sicura la felicità con l'indipendenza del regno e di provare all'Universo che non il palpito del timore, ma lo slancio della gloria gli dirigeva la mano, allorché egli aderiva liberamente alla costituzione di Spagna. Immaginare in lui altri fini è non riputarlo inviolabile: è trasandar lo statuto. Non evvi infatti profanazione maggiore della persona sacra d'un Re, che il supporlo non ricordevole della propria parola.

Quale è dunque lo stato della controversia che voi avete a risolvere? Negherete all'unione dei sovrani il desiderio di chi ha stabilito fra voi il regime attuale, e vi priverete del piú grande difensore della vostra indipendenza?

Perderete la opportunità di spedire un argomento vivente del vostro buon diritto? Ed alla chiamata della giustizia risponderete ferocemente col grido di guerra?

No, cittadini, non è tale il parere che la vostra commissione m'impone di esporvi.

Ella ha creduto di unire nel decreto di cui vi rassegno il progetto, la vostra dignità, la vostra intrepidezza, la vostra fiducia nella virtú del monarca e de' suoi alti alleati, la franchezza e l'onore del popolo da cui tenete i poteri.

Il vostro criterio ne giudichi: il Dio della verità e della buona fede assicuri il vostro giudizio.

Pasquale Borrelli, relatore.