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La commissione cui questo parere appartiene, era composta dei signori Galdi, Poerio, Berni, generale Begani, colonnello Bausan, di Donato, presidente Ricciardi, colonnello Visconti e Borrelli relatore.


L'ULTIMA SEDUTA
DEL PARLAMENTO NAPOLETANO DEL 1820[89].

15 marzo 1821.

Presidenza del signor Arcovito.

Gli atti della tornata precedente sono approvati.

Il signor Poerio è invitato dal presidente a dare gli ultimi ragguagli venuti alla conoscenza della commissione di guerra sullo stato dei nostri eserciti. L'onorevole deputato è alla tribuna.

— Le ultime nuove del secondo corpo d'esercito recano che le gole di Popoli sono tuttavia libere; che i marescialli di campo Russo e Montemajor, ed il colonnello Manthoné concentrano le loro forze in Solmona: che un reggimento e due battaglioni di linea marciano da Venafro a Castel di Sangro; che il corpo del generale Verdinois era il di 12 del corrente in Ascoli; che l'intera legione Teramana comandata dall'intendente colonnello Lucente sotto gli ordini di quel generale e numerosa di seimila uomini era pronta a seguirlo. Il movimento retrogrado di quel corpo fatto non piú per il lungo cammino degli Abruzzi marittimi, ma per la strada consolare che conduce nel cuore degli Abruzzi, ed il movimento progressivo dei corpi che s'avanzavano da Castel di Sangro e da Solmona, uniti ai rinforzi che sicuramente spedirà il governo, faranno ben presto riprendere a quel nostro esercito le sue antiche posizioni. Confidiamo perciò — ha aggiunto l'oratore — nella previdenza di S. A. R. nell'accordo, nell'esperienza e nel patriottismo dei generali, nel valore e nella buona volontà delle truppe. Non dubitiamo dello slancio di tutte le milizie per la fantasia alterata di pochi battaglioni, né disperiamo della salvezza della patria per un disastro d'un sol momento e d'un sol luogo. Bandiamo le diffidenze. Vinciamo con la nostra calma l'altrui costernazione; e sopratutto non perdiamo di vista, che noi difendiamo la piú santa e la piú bella delle cause; quella della politica indipendenza del trono e della nazione. Rispetto profondo al Re, calda resistenza agli stranieri, moderazione nella prosperità, fortezza nell'infortunio; ecco i nostri doveri.

Adempiamoli, e costringeremo i nostri stessi nemici a stimarci. Può essere incerta la sorte delle armi; ma non deve essere incerta mai quella dell'onore!