Una bellissima bruna, una ardente Savonaroliana, soprannominata la profetessa, Camilla Rucellai, s'innamorò perdutamente di lui.... ma non fu corrisposta. La irrequieta curiosità teologica e scientifica, la triste sazietà dei piaceri, preservarono Pico da nuove passioni. La Rucellai gli predisse che sarebbe morto al tempo dei gigli.... E il giorno che Pico della Mirandola spirava tra le braccia del Savonarola, Carlo VIII entrava in Firenze preceduto dalla bandiera con li aurei gigli di Francia. Fu sepolto in San Marco. Aveva 32 anni. I contemporanei lo chiamarono la Fenice degli ingegni. Per noi è una Fenice soprattutto in questo, che fu un Erudito poetico. Non si è visto ancora il secondo.

Sapeva e scriveva il greco, l'arabo, l'ebraico, il caldaico. All'età di ventisette anni, trasse dai suoi immensi studi novecento tesi di fisica, filosofia, teologia, astronomia, magia naturale, comprendenti quasi tutto lo scibile del suo tempo, e le pubblicò in Roma, proferendosi pronto cavallerescamente a sostenerle contro chiunque osasse oppugnarle. Poeta e filologo, filosofo e mistico, ebbe un'ardente curiosità dell'ignoto, del miracoloso, intravedendo e indagando il Soprannaturale nell'intima essenza del Naturale; come Leonardo, Paracelso, Fichte, Novalis, Carlyle. Simpatizzava con tutto quello che le morte generazioni hanno sinceramente e passionatamente creduto: e studiava, rievocava, resuscitava le antiche mitologie. Vedeva in esse l'eterno Io dell'umanità, vi leggeva un motto del grande Enimma. Egli disse pel primo la feconda parola: in ogni fede, è una parte di verità.

La sua teoria è essenzialmente poetica e consolante, e rammenta la teoria Browninghiana. — Tutto quello che rettamente si volle e nobilmente si amò sulla Terra, non andrà mai perduto. Dovremo traversare altri mondi — molto avrem da imparare, molto da dimenticare, ma quel momento verrà. Tutto quello che ardentemente aspiravamo ad essere, e non potemmo essere su la Terra, ed a cui pure ci sentivamo chiamati; tutto ciò che era in noi e che il mondo ignorò, la poesia muta, l'amore represso, il momento fatale perduto, tutto avrà un giorno, altrove, sviluppo e trionfo. Pico della Mirandola serbò intatte, nel suo poetico naturalismo, la coscienza individuale, e la libertà morale dell'anima umana. Nel suo trattato De Hominis dignitate, scrisse queste belle e memorande parole: “I bruti sono eternamente bruti, gli angeli, essenze angeliche eternamente. Tu solo, o Uomo, puoi degenerare fino a divenire un bruto, e rigenerarti e sollevarti fino a parere un Dio. Tu solo hai un incessante sviluppo; tu solo porti in te i germi di ogni specie di Vita.„

Se Pico della Mirandola distrusse i suoi versi, restò poeta nella vita, nel sentimento, nell'intelletto. Nè mi è parso inopportuno parlare di lui, in una lettura su la poesia del Rinascimento. Per esserne il più poetico simbolo, non gli è mancato nulla. Ha avuto l'ingegno, la dottrina, la bellezza, la gioventù, la nobiltà, l'entusiasmo, la morte precoce; e finalmente un certo mistero che avvolge il suo nome, la sua vita, e tutti i suoi scritti.

L'ORLANDO INNAMORATO DEL BOIARDO

DI

PIO RAJNA.

Scommetto, signore e signori miei, che se fossi mago — che pur troppo non sono — e avessi la virtù di far qui comparire a un vostro cenno tutti i poeti che vi venisse la curiosità di vedere, la sala correrebbe un gran rischio di essere stipata prima che a Matteo Maria Boiardo fosse concesso di trovarsi in mezzo a un'accolta di persone, tale da richiamarlo a' suoi giorni più belli. Gli è che il nome suo vi s'offrirebbe offuscato da un altro: quello di Lodovico Ariosto. E c'è di peggio. Il Boiardo della tradizione comune ha come l'aria di un somarello dal pelo arruffato, pieno di guidaleschi, che se ne va trotterellando alla meglio, indegno di attirare gli sguardi, finchè un buffone — Francesco Berni mi scusi, — non è còlto dal ghiribizzo di balzargli sul dorso, e, messolo a corsa a forza di scudisciate, non si dà ad eseguire su quella cavalcatura ogni sorta di smorfie e capestrerie. O chi mai deve dunque impacciarsi di richiamare dall'eterno riposo un'ombra cosiffatta?

Chi? — Voi per l'appunto: dopo che vi siate presi la cura di conoscere meglio cosa sia per davvero l'Orlando Innamorato, o Innamoramento d'Orlando che si voglia dire; una cura che, avendo me a guida, riuscirà forse una fatica e una noia; ma che fatica e noia non sarebbe, se, mandato a farsi benedire l'incomodo mediatore, apriste il libro voi stessi e vi deste a legger senz'altro.

Per il momento son qui, e bisogna che mi tolleriate. Ed io dal mio canto, volendo adempiere coscienziosamente l'ufficio a cui mi son sobbarcato (povera coscienza, come si strazia in tuo nome!), son costretto a risalir molto indietro. L'Orlando Innamorato — dicono i barbassori — non si può giudicar bene senza essere prima informati della sua schiatta; e questa schiatta è disgraziatamente antica assai.