Essa sembrava matutina stella,
E giglio d'orto e rosa di verzieri;
In somma, a dir di lei la veritate,
Non fu veduta mai tanta beltate.
(St. 21).
A quella vista non un cristiano, non un Saracino, sa rimanersene seduto; tutti cercano di accostarsi alla donzella, la quale si fa ad esporre all'imperatore certe sue fanfaluche, il cui succo si è che il fratello suo (il cavaliere che l'accompagna) domanda giostra a quanti son qui convenuti, e che ella stessa sarà premio per chi riesca ad abbatterlo. Il fascino esercitato da questa bellezza impareggiabile è tanto, che l'amore s'accende di subito nei petti. Innamora Namo, “ch'è canuto e bianco„, e si scolorisce in viso; innamora Rinaldo, e si fa “rosso come un foco„; il Saracino Ferraguto, che ha l'argento vivo addosso, a gran fatica si rattiene dallo slanciarsi contro i giganti, per impadronirsi colla forza della fanciulla, e frattanto
Hor su l'un piede, or su l'altro si muta;
Grattasi il capo e non ritrova loco.
(St. 34).
Insomma, a farla breve,