Possiamo dir buona Tisbina. Amata da due, non frascheggia: riama Iroldo e sente compassione di Prasildo. Che disperazione è la sua quando una promessa a cui Iroldo stesso imprudentemente l'ha spinta, la mette nella necessità di concedere a Prasildo sè medesima! Iroldo vuol morire, ed essa morrà con lui. E i due inghiottono diffatti insieme una bevanda, che credono veleno. Ma veleno non è; e la conclusione della storia viene ad essere, che, dopo una gara mirabile di generosità, Tisbina, mentre è immersa nel sonno per effetto di ciò che ha bevuto, rimane a Prasildo. Che farà essa mai al risentirsi, quando le sarà detto che il suo Iroldo se n'è andato lontano per sempre? È piena di dolore e tramortisce; ma poi, considerando che non c'è rimedio, prende “altro partito„:
Ciascuna dama è molle e tenerina
Così del corpo come della mente,
E simigliante della fresca brina,
Che non aspetta il caldo al sol lucente;
Tutte siam fatte come fu Tisbina,
Che non volse battaglia per nïente,
Ma al primo assalto subito se rese,
E per marito il bel Prasildo prese.
(I, XII, 89).