I genj dell'inverno, detto Fallas, sono: Attarib, Amabael, Crarari. La terra chiamasi Geremia, il sole Commutat, e la luna Affetiram. Eguali spiriti presiedevano a tutti i mesi e giorni che lascio di nominare, perchè vedo che avete già brincia la bocca nel pronunciare questi; povere bocche di rosa! non siete fatte pel linguaggio delle streghe: eppure quello che ne esce è tutto incanto, ma allaccia senza il soccorso dei demoni.
Fatto questo cerchio, il mago si poneva nel mezzo avendo cura di non tenere addosso alcun metallo impuro, ma solo un pezzetto d'oro o d'argento, avvolto in una carta bianca; questa talora si gittava allo spirito quando giungea. Sovente si iniziava la cerimonia con fare un sacrificio d'un cane, d'un gatto, d'una gallina. Gli scongiuri poi erano di tre sorte: i primi naturali, e consistevano nell'ardere sur un braciere profumi, secondo i diversi spiriti a cui si consacravano, e talora essi benigni venivano subito. Il secondo usavasi coll'interporre i pianeti, e offrire loro ostie e doni, perchè costringessero i demonj a scendere ai voleri del mago. Ove queste due preghiere non valevano, usavasi la terza che era la più tremenda e indubitata, poiché si minacciavano gli spiriti di legarli nell'averno, e si deprecavano sino con sacre cerimonie; era un misto di sacro e di profano, di bestemmie e di orazioni; gli spiriti apparivano, il mago interrogava, ed essi rispondevano.
III. Dell'ammaliamento.
Fra i più temuti poteri de' negromanti era l'ammaliamento o stregamento, per cui operavano sugli uomini quanto loro era in grado: inducevano in essi il delirio, le malattie, e spesso li toglievano di vita. Agrippa, nel suo Trascendentalismo della filosofia occulta, si studia di insegnare in che fosse riposta questa magica potenza.
La malìa, giusta la sua sentenza, è un legame o una grazia, che dallo spirito del fattucchiero passa per gli occhi al cuore del fatturato; il sortilegio invece è lo strumento dello spirito, cioè un vapore puro, lucido, sottile che scaturisce dal sangue migliore del cuore. Questo spirito sparge continuamente per gli occhi dei raggi uguali, che recano seco un vapore, e questo vapore opera sul sangue. Accade come vediamo talora avvenire degli occhi infiammati e rossi, i cui raggi dardeggiati agli occhi dei riguardanti, mercè il vapore del sangue corrotto, inducono in essi la stessa malattia: così succede di un occhio aperto, fermo, e che con forte immaginazione getta sopra alcuno i suoi raggi apportatori degli spiriti; questi spiriti allora battono le pupille dell'ammaliato, si mesce alla circolazione del sangue, lo penetrano, lo innondano, lo inebbriano, sicchè in breve viene domato ed impacciato dal demone straniero.
Queste sono le teorie del cabalismo che in vero io non vedo a che possano riescire: parmi ne valgano a sciogliere il mistero solo le donne, perchè io so avervi esse sole che coll'artifizio degli occhi descritto da Agrippa giungano ad ammaliare i nostri poveri cuori.
IV. Stregamenti mortali.
Vi erano varj modi di ammaliare: alcuni gittavansi in fiori che si offerivano, altri in toccamenti. Dinscops, strega di Cleves, infondeva il maleficio in tutti quelli cui stendeva la mano: fu presa e abbruciata; ma que' ch'ella aveva fatturati non guarirono se non dopo essere stata molto abbrustolita la sua mano diabolica. Caterina Dorèe stregava con alcune polveri, e guariva gl'indemoniati mettendo loro un piccione sul petto. Fu però abbruciata, e forse lo meritò, perchè uccise un figlio dicendo che era per ordine del suo demone apparsole in forma d'un grand'uomo nero.
Però non sempre si ha facoltà d'avvicinarsi a cui piace: quindi le streghe immaginarono altre maniere, mercè cui potessero a loro grand'agio, dimorando anche lontane, riflettere sopra altri il malefico influsso delle proprie arti. Componevano alcune statuette di cera che offrissero l'immagine di coloro che intendevano per qualche modo fatturare, e quelle malìe che si facevano sulle immagini, avevano potere su que' che rappresentavano.
Allorchè le maliarde volevano prendere vendetta di qualche loro nemico e ucciderlo, fattane l'immagine, la collocavano in un vaso di legno presso a un gran fuoco, e a maniera che dileguavasi quella cera, pure disfacevasi la persona ammaliata, finchè ne morisse. Di ciò Agrippa ne rende ragione col dire, che le esalazioni degli spiriti che escono dai corpi dei negromanti, associati alle particelle che si volatilizzano dalla cera, e agli atomi di fuoco, volano verso la persona fatta segno al malefizio, se gli avventano e gli cagionano crudi dolori finchè lo hanno morto. Per tal modo credono alcuni storici, che i maghi uccidessero Eberardo arcivescovo di Tivoli; formato un idoletto in figura del prelato, e stretto un prete a battezzarlo col nome di lui, lo posero ad un ardente fuoco nel sabbato santo mentre Eberardo conduceva le sacre funzioni, sicchè fu preso da improvviso malore e in pochi istanti morì. Si vede che allora non si aveva ancora fatta la statistica delle apoplessie.