Intanto si era chiusa la povera Caterina in una stanza, e venne dai servi e dai parenti costretta a disfare l'incantesimo, sebbene asserisse di non intenderli; poi mandata al capitano di giustizia, ebbe esami e tortura. Da principio asseverò non sapere che si fossero nè i maleficj, nè i patti col demonio, nè il suo suggello che vollero trovare impresso sulle spalle di lei; infine fra i tormenti, confessò, come attesta un contemporaneo — che da quattordici anni abbjurata la religione cristiana, e obbligatasi al principe delle tenebre, ha frequentati i luoghi infernali e i conciliaboli de' demoni, gli ha nefandemente adorati, e danzato, mangiato e giaciuta con essi; e con arti diaboliche e veneficj ha tratto o procurato di trarre molti uomini ad amarla, ed ha affascinati ed uccisi molti bambini col sottrarre dai loro corpicelli il vital sangue, e finalmente ha commessi tali e tanti delitti, che il senato nell'udirne il racconto inorridì. Perciò statuitole un termine alla difesa, fatta difendere d'ufficio (poiché nessuno si presentò per farlo), questa sacrilega e detestabile donna fu condannata, previa la tortura ad arbitrio della curia, per la manifestazione d'altri delitti e di complici, ad essere con mitra in capo, avente l'iscrizione del reato, e cinta di figure diaboliche, condotta al luogo del pubblico patibolo sopra un carro, percorrendo le vie principali della città, tormentata durante il cammino con tanaglie roventi e per ultimo bruciata. — Tali sono i termini della sentenza che venne eseguita ai quattro marzo 1617: a tanto può giungere il fanatismo degli uomini, od una crudele ignoranza.
Di questo pietoso caso il dotto Achille Mauri fece un romanzo, che certo avrete letto, e commiserata la condizione di que' tempi.
CAPO V. IL FUTURO.
I. Della Divinazione.
La curiosità che alcuni vogliono imputare solo alle donne, è un privilegio del genere umano; è forse un organo del cervello, un sesto senso dell'animo, una forma dell'intelletto, pari a quelle create dai frenologi e dai filosofi scozzesi e trascendentali. Gli uomini sono curiosi, ma non solo del passato e del presente, anche del futuro. Fu la curiosità che inventò gli oracoli e le sibille, le divinazioni de' sacrifici, e doveva certamente consigliare ai maghi ed alle streghe di rivelare il futuro. Essi se ne vantavano, profetavano largamente sugli uomini e sulle cose, e si conciliavano la venerazione più per questa facoltà che per le loro malìe.
L'arte magica poneva ne' suoi elementi la divinazione; ammetteva che l'animo dell'uomo sortì dalla natura una virtù quasi divina, la quale comprende ed è capace di ogni cosa, e da tutto sa argomentare al conoscimento di quanto ne circonda. Da questa formola inducevano i maghi che chiunque potrebbe avere facoltà di conoscere le presenti e le future cose, ove fossero governate soltanto dall'umana saviezza; ma siccome sovente si conducono pel ministero degli spiriti, così a raggiungerle fra il bujo che le involge, voleano che fossero di necessità il sussidio delle potenze occulte. Quindi per rivelare il futuro i maghi o le streghe non pretendevano avere inspirazioni come le sacerdotesse, ma ritrarle dall'arte loro, perchè prendesse maggior credito. Vedevano essi il futuro o per l'evocazione degli spiriti, o leggendolo negli astri, o deducendolo dalle particolari forme e circostanze delle persone che cercavano la rivelazione: usavano i due primi modi più sublimi i maghi, l'ultimo specialmente le streghe.
II. Divinazione per mezzo degli spiriti.
Rade volte i maghi s'inducevano a tentare il futuro coll'evocazione degli spiriti: però vi erano dei casi in cui potevano essere costretti dai postulanti a questa evocazione, propiziandoli con offerte e sacrifici che legavano quasi la loro volontà. Allora i maghi si apparecchiavano a rendere quegli oracoli con grande apparato; si ponevano in mezzo del circolo magico, ardevano aromi ai genj del mese, del giorno, dell'ora; scongiuravano i demoni perchè apparissero loro innanzi. Finalmente il mago impallidiva, sudava, capitavano gli esseri misteriosi intorno al circolo del suo potere; egli o sedeva sul tripode, o girava la temuta bacchetta, interrogava, ascoltava, e dava quindi le udite risposte; sentiva e vedeva quanto operavasi altrove o preparava il temuto avvenire.
Lunga era la cerimonia e strana che, come attesta Scheffer, usavasi in Lapponia allorchè un mago o un fattucchiero era sollecitato a rivelare quanto succedeva altrove, o seguire dovesse in avvenire. Poneano i chiedenti un tamburo in terra e vi spargevano sopra alcuni anelli di ottone legati a un filo dello stesso metallo; indi con un martello di osso forcuto batteano il tamburo, sicchè gli anelli ne saltellavano, e intanto intorno ad esso il mago e i circostanti cantavano una canzone e nominavano sovente il luogo di cui intendevano conoscere gli avvenimenti. Dopo avere menata a lungo questa carola e percosso il tamburo, il fattucchiero se lo adattava in testa, e poco dopo cadeva a terra come corpo morto. Non restavano però gli altri nè dal canto, nè dalla danza, ma avevano somma cura di non toccare, nè destare l'indovino, perchè ne sarebbe subito seguita la morte di lui, ed anzi erano solleciti di allontanare le mosche o gli insetti che potessero svegliarlo. Ripetevano le stesse cure per lungo tempo e talvolta fino a ventiquattr'ore, finché il mago, ritornando in sensi, rispondea degli avvenimenti futuri o di quanto avveniva nel paese a cui era stato inviato, e recava in testimonianza del suo viaggio un anello, e talora una scarpa dei popoli che aveva visitati.