La più grande fra le arti della divinazione era quella che partiva dallo studio della posizione e dell'influenza de' corpi celesti: l'astrologìa è antica quasi come l'epoca in cui l'uomo alzò la mente a considerare il cielo. I maghi e le streghe cominciavano dal fare l'oroscopo di un uomo dalle varie costellazioni sotto cui era nato.

Dare le teorie dell'astrologìa giudiziaria sarebbe accrescere con troppa tara di noja la derrata già astrusa onde aggravai i lettori. Gli astrologi, perchè cavassero delle predizioni, accomodavano a loro modo il cielo e le sfere, e l'astrologìa, come osserva Voltaire, è sempre in contraddizione coll'astronomia.

Ora come ricordare tutte le profezìe e vere e false dei maghi? ne dirò alcune. Bonato si dava vanto dall'osservare la congiunzione di alcuni pianeti, avere scoperta una congiura che tenevasi in Grosseto contro Federico II, e gli riuscì questa scoperta a maggior gloria, perchè nessuno dei maghi di quel re ne avea avuto sentore. Nè Bonato pretendeva solo vedere le cose presenti, ma ascose; si millantava di avere predetti molti futuri avvenimenti ad Ezzelino, l'esito di varie battaglie a Guido Novello, e ai Guelfi di Firenze il sanguinoso fine di quella di Monteaperto.

Però talvolta quelle predizioni andavano un po' male. L'imperatore Manuel che pretendeva sapere d'astrologia, dopo avere consultate le stelle, mise in mare una flotta, dalla quale ei presagiva grandi vittorie; fu vinta, incendiata, sommersa. Un giovane rubò, fuggì: un mago disse che si sarebbe salvato, perchè quando nacque, Venere era in congiunzione con Mercurio: intanto il ladro fu preso.

Anche le profezìe de' maghi bisognavano d'una interpretazione come quelle degli oracoli, e allora sovente coglievano nel vero. Si predisse ad un uomo che sarebbe stato ucciso da un cavallo, e ricovrò in Venezia, ove non ve n'erano; gli cascò un'insegna di osteria sul capo e lo uccise: questa recava dipinto un cavallo nero.

Però i maghi non ebbero a fare sempre cogli stessi umori e ne accaddero di lieti e tristi casi. Uno scioperato a cui si aveva predetto il dì della morte, si mangiò tutto: visse di più: cercava la carità, pregando d'aver misericordia per un uomo che era vissuto più lungamente che non credeva. Fu più amaro lo scherno che fece un contadino a Guido Bonato: interrogato sul tempo che ne farebbe alla domane, e avendo egli dopo l'osservazione delle stelle asseverato che non sarebbe caduta alcuna pioggia, un petulante contadino ivi presente glielo disdisse, sostenendo che alcuni movimenti del suo asino gli pronosticavano invece che dovesse cadere molta pioggia, ciò che infatti seguì, e quel villano andò in molta vanità per la sapienza della sua bestia: perciò non è nuovo che gli asini s'abbiano più merito de' saggi.

Ma sciagure maggiori incolsero talora ai maghi, che o volontarj o forzati predissero il futuro ai grandi che poi fallò, a mostrare che se torcono a loro capriccio il presente, almeno non possono sull'avvenire. Heggiage, generale arabo sotto il califfo Valid, consultò nella sua prima malattia un astrologo che gli predisse una prossima morte. — Io conto tanto sulla vostra abilità, gli rispose Heggiage, che voglio avervi con me all'altro mondo, e vi spedirò innanzi, perchè possa servirmi di voi tosto arrivatovi. — E gli fe' tagliar la testa, benchè il tempo stabilito alla guarigione non fosse ancora giunto: questa era barbarie da capriccio.

Il meglio è non impacciarsi con grandi, perchè non si coglie mai bene: Enrico VII re d'Inghilterra, domandava a un astrologo se sapesse dove passerebbe le feste dell'anno nuovo: questi rispose di no, e il capriccioso re: — Dunque io sono più abile indovino di te, perchè so che tu le passerai nella torre di Londra — e ve lo fece chiudere.

Boulainvilliers e Colonne che aveano molta riputazione a Parigi in fatto di astrologia, predissero a Voltaire che morrebbe a trentadue anni. — Io ebbi la malizia, scriveva il grande nel 1757, d'ingannarli già da trent'anni, e ne domando loro umilmente perdono. — Egli li ingannò più di vent'anni ancora.

Fu più imprudente il mago che squadrato il viso di Giovan Galeazzo duca di Milano, gli predisse: — Signore, date ricapito alle vostre faccende, perchè non avete gran tempo da vivere. — Come lo sai? — gli chiese il Duca. — Colla conoscenza degli astri. — E tu quanto devi vivere? — Il mio pianeta mi promette lunga vita. — Or bene, vedi che non bisogna affidarsi ai pianeti — e lo fece impiccare.