IV. Mandragore.

Ben vedevano le streghe che questo alzarsi in cielo aveva un po' di pericolo, e le meglio accorte si ridussero a profezìe più generali ed a consultare le cose terrene. Esse però per non apparire affatto sprovviste di soccorsi misteriosi, dicevano di avere certi spiriti famigliari, buoni diavoletti, sotto forma di piccoli uomini senza barba, co' capelli sparsi. Tenevano quindi dei piccoli fantocci, ne' quali dicevano che entrava un demone e dava loro consiglio. Erano i Lari degli antichi, gli Alruni dei Germani; erano figurette, spesso rappresentanti donne, fatte colle radici di piante dure, sovente di mandragora: le lavavano ogni settimana con acqua e vino, le vestivano con eleganza, le adagiavano su molli coltrici, e imbandivano loro la mensa, altrimenti i poveretti mandavano grida disperate per fame. Questi genj erano di sussidio nelle malattie, di consiglio nelle cose dubbie, e rivelavano il futuro o con movimenti di capo o con parole: pajono i fantocci dei nostri fanciulli.

Anche i maghi più antichi tenevano questi sussidj, e Filippo Villani racconta che Guido Bonato aveva formata una statua di bronzo, che interrogata del futuro, rendeva fedeli e indubitate le risposte. L'autore del Piccolo Alberto narra, che viaggiando per Lilla fu condotto a vedere una vecchia strega, che in un gabinetto illuminato da una lanterna, teneva sur un tavolo una statua seduta sopra un tripode, la quale con un martelletto che stringeva in mano batteva un bicchiere di cristallo per dare risposta alle fattele domande. Omai non v'ha giuocatore di bussolotti che non presenti questi automi, i quali si muovono per due maniere... eh, non voglio dire di più, perchè altrimenti guasto il mio mestiere, e tengo ancora i bussolotti per ultima mia risorsa; buoni amici, forse mi produrranno meglio dei giornali e degli almanacchi.

V. Chiromanzìa.

Le streghe e le frivolezze delle donnicciuole presero partito da ogni cosa per indovinare tutto ciò che è quaggiù dal destino dell'uomo fino ai numeri del lotto, si tolsero divinazioni dagli animali domestici, dalle forme diverse di una persona, fino dalla sua scrittura, e se ne fecero al solito tante scienze: enumerarle tutte sarebbe lungo e nojoso; dirò solo della più importante usata da tutte le indovine e dalle zingare, cioè la chiromanzìa o indovinamento dedotto dallo studio della mano. Non vo' farne mistero, ma riprodurne gli elementi come li ridusse Collin, perchè possiate apprendere quest'arte innocente.

Or via, amabili lettrici, stendete la bella mano, svestitela dell'invido guanto, consentite che la vediamo. Oh come è vezzosa! pare scolpita da Canova: prima un bacio, perchè accenda la fantasìa, ridesti lo spirito profetico. Ora badate a me: nella mano bisogna distinguere varie parti: la palma al di dentro, il pugno al di fuori, quando è chiusa: le dita, le unghie, le articolazioni, le linee e le montagne. Lo sapete, cinque sono le dita: pollice, indice, medio, anulare, auricolare o mignolo: quindici le articolazioni: due al pollice, tre per ciascuno nelle altre dita, ed una fra la mano ed il braccio. Or nella mano convien notare quattro linee principali. La linea della vita che è la più importante, comincia dall'alto della mano fra il pollice e l'indice, e si prolunga sotto alla radice dell'ultimo fino in mezzo all'articolazione che unisce la mano al braccio. La linea della salute e dello spirito, che ha pure origine come quella della vita, fra l'indice e il pollice, taglia in mezzo la mano e finisce alla base di lei fra la giuntura del polso e il principio del dito mignolo. La linea della felicità o della fortuna nasce alla radice dell'indice e termina sotto la base della mano al di qua della radice del dito mignolo. Finalmente la linea della giuntura, la meno importante, è quella che segna il passaggio dal braccio alla mano; è piuttosto una ruga che una linea. Vi è pure una quinta linea che non si trova in tutte le mani, e si dice del triangolo, perchè cominciando nel mezzo della giuntura sotto la radice del pollice, ha fine sotto quella del dito mignolo.

Vi sono anche sette tuberosità o montagne, nominate dai sette pianeti. Si avverta che per la chiromanzìa si usa sempre la mano sinistra, perchè la destra essendo più affaticata, presenta qualche volta nelle linee delle irregolarità che non sono naturali.

La mano va presa quando è riposata, un po' fresca e senza convulsione, per vedere con precisione il colore delle linee e la forma dei tratti che ha improntati.