v. 38: «viveva dimorando». L ha «dimorava dimorando».

v. 59: «d'ella». L ha «ad ella». Intendo: Ahi! penso («aviso») che forte è il dolore, ove perda soltanto un poco di essa cosa».

vv. 76-79. Passo assai oscuro e difficile. Parmi si possa cosí intendere: Quando il suo sentire operava in me, penso («diviso») che ogni piacere languisse, quando io sentiva dolore senza che ne venisse a lei alcun male («diviso d'ognunque suo male»). Credo che forse, invece di «desentir», si debba leggere «resentir».

v. 80: «e dammi noia». L ha «e dammi gioia»; ma il senso è, mi pare: E mi dá dispiacere in ciò in cui credo invece d'aver piacere.

vv. 82-85. Pare voglia dire: Desidero («desio») potere quello che ero costretto a desiderare solo da ultimo («a disiar infinale») e ben diverso da quello che non poteva mai effettuarsi.

v. 93: «ch'e' fui». L ha «che 'n fui».

Canzone VII, v. 13: «e non solo dimor'». Cosí in L. Il Valeriani guasta il senso, per avere la misura del verso, e legge «dimorar»; laddove bastava leggere «solo» invece di «sol» com'è in L, perché il verso tornasse. v. 19: «venisse, u' sosten». Il Valeriani stampa «'ve Pisa sosten regno», ma non vedo che ci sia ragione di allontanarsi da L, che ha come noi stampiamo. Intendo: E mi meraviglio che Dio sostenne (tollerò) che ciò avvenisse in un paese ov'egli sostien regno (in paese di cristiani), poiché essi hanno messo in «disguiglio» il comune.

v. 20: «disguiglio». L ha «disviglio», che si corregge facilmente, se si pensa alla «disguiglianza» del verso seguente.

v. 33: «ora l'hanno». Correggo, per la misura del verso, L, che ha «or l'an».

v. 40: «piano». L ha «e periano». Accetto la correzione giá fatta dal Valeriani.