v. 37: «ch'era». Aggiungo «ch'», sebbene non sia in L, pel senso.
v. 41. Il Valeriani ha tralasciato questo verso.
v. 70: «falso». Pel senso, congetturo che cosí si debba leggere, sebbene L abbia «valco».
v. 83: «'ncontra». L ha «contra». Il Valeriani non ha affatto inteso questo passo: malamente separa le parole di L, e legge «medico» invece di «me dico», e l'«enme» di L intende «emmi», «mi è». Cosí come lo stampo, mi pare che il passo dia un senso assai chiaro: Io dico («me dico») che somiglia a un pazzo sperimentato chi segue il suo danno ed ha contrario il bene: in me accade («'ncontra») quel che ho contato sopra.
v. 85: «allor». L ha «lor».
v. 92: «el mio tormento». L ha «en mia tormento».
Canzone IX. È soltanto nel Vaticano 3793 (V). Ho creduto però, anche per questa canzone, di seguire le forme grafiche di L, che piú si attengono all'uso del volgare pisano del secolo XIII.
v. 6: «lento». V «lente».
v. 7: «feci». V «fea».