v. 18: «ch'ove ho trovato». V ha «ch'aveo trovato». Il «trovato ho» del verso seguente suggerisce la correzione da me adottata.

v. 32: «parimento». V ha «parimente»; ma è facile la correzione, perché questa parola deve rimare con «conoscimento».

v. 38: «con seco om bene». Mi attengo a V, che ha «con seco hom bene», e correggo la lezione errata data dall'ediz. D'Ancona e Comparetti: «con se combene». Intendo cosí il passo: «Voglienza d'amore» in altrui consiste in volere uomo goder bene con seco (con la donna amata): invece in me consiste in «fare lo mio piagere nel suo».

v. 40: «di fare». Cosí, certamente, e non «disfare», com'è in V.

v. 52: «a l'ofuscato». Cosí correggo V, che ha «a lo fustato».

vv. 59-62. Interpungo e stampo diversamente dal D'Ancona e Comparetti, prima di tutto perché cosí si dá ad «ella» e a «mei» (me) il verbo «ha», che altrimenti mancherebbe; e poi torna meglio l'ordine grammaticale nel v. 61, che in V non dá senso alcuno: «c'acciò ch'eo son commosso». Intendo cosí: Vero è che ella non me (perché ha piú potenza di me) ha ciò per cui io sono commosso, ove ella è (V ha «eran» di facile correzione) sempre nella sua grande virtú.

v. 73: «vòl». Veramente V ha «sol»; ma il senso richiede questa correzione.

Canzone X. È soltanto in L, ed ivi è detta «rintronico», parola che pare sia una corruzione italiana della parola provenzale «retroencha», con la quale si voleva indicare piú la musica che la forma metrica del componimento.

v. 4: «infirma». L «infima». Intendi: Chi s'inferma gravemente, deve fare cherenza di medicina «ponderosa». Forse si dovrá leggere «poderosa», assai piú comune nell'antica poesia; tanto piú che il v. 6, «e non cui falla punto potimento», ci fa credere che il p. volesse dire «poderosa» e non «ponderosa». Tuttavia non ho voluto allontanarmi da L, che ha «ponderosa».

v. 11: «stolti». L ha «colti», che non dá senso. Intendo: Stolti coloro che aspettano a guarire del male d'amore: è difficile guarirlo, quand'esso è violentissimo.