v. 68: «ha' mò». L veramente ha «homo»; ma è certo che qui vuoi dire che un uomo potrebbe domandargli: — Perché hai ora parlato, se anche voi in ciò pensate saggiamente? — Questo «voi» accenna forse alla persona cui è diretta la canzone?

Sonetto XIII, vv. 1-2. Il Valeriani scioglie «sente» di L in «sent'e'» (sento eo), e a «pura la mia mente», com'è in L, aggiunge un «a» dopo «pura». Credo che abbia ragione.

v. 6: «vii». Cosí correggo L, che ha «luil».

vv. 9-10. Come si vede, mi allontano affatto dal senso e quindi dall'interpunzione del Valeriani e intendo: Ed io dolente, quale è il mio operare? Si vede manifesto anche nel mio fallare.

Sonetto XIV. È in L. Anche per questo sonetto non ho tenuto alcun conto dell'errata lezione data dal Valeriani, il quale interpunge in modo da mostrare di aver malamente inteso il senso. Il quale per me è questo: Se colui che regna ed è signore fosse sicuro della sua signoria, ciò, a mio credere, sarebbe ragione per la quale un uomo, che è basso, non avrebbe mai speranza di salire in altezza, ma d'aver miseria.

v. 10: «volgendo». L ha «voglendo», erroneamente conservato dal Valeriani.

v. 17: «far». L «fa»; ma deve dipendere da «vesi», vedesi.

v. 18: «non cre'». L ha «non credo»; ma questa forma non può essere conservata per la misura del verso.

Sonetto XV. È in L.

Sonetto XVI. È in L.