XI. Riunisco qui le varianti. 4. Hor, 5. hauia, 27. Anchor, 30. alchun, 31. misura, 32. huom, 33. uertude, 34. huom, 36. addiuenir, 37. Ciaschuna, 53. humiliare, 56. Ch'allaccio, 61. ché detto, 62. ché á dire.
XI, 1. Nella stampa, è lasciato un po' di spazio per la iniziale grande, che manca: c'è invece una b minuscola.
XI, 52-4. «Prima di servirla, mi trovo che l'avvenente, per darmi gioia, umilia verso di me guiderdone (= ricompensa) si soave».
XI, 56. La correzione è del Pellegrini: cfr. Rass. bibliogr. cit., XXI, p. 19.
DISCORDI
I, 1-12. A considerare la prima parte della strofa di ottonari, anzi che di settenari, come giá mi parve, mi ha indotto e il piú attento esame della lezione dei cdd. (cfr. specialmente i vv. 1-2) e il confronto con la seconda parte.
I, 62. Secondo il v. 60, sottintendi «è», che si riferisce a «spera» e «cèra».
II. Relativamente alla ricostruzione metrica, ora mi pare che l'Appel abbia ragione (cfr. in contrario I Rimatori lucchesi cit., p. LXVI, n. 2) per quanto riguarda i vv. 43-8, che egli collega alla strofa sg. D'altra parte, non so rinunziare a vedere fra le varie strofe quel cotal legame, su cui cfr. Biadene, Il collegamento delle stanze mediante la rima nella canzone italiana dei secoli XIII e XIV, Firenze, 1885, p. 13: cfr. V. 15 «Davante», v. 22 «falla», v. 34 «languisco». Certo, nella quarta strofa, che comincia appunto al v. 43, questo legame manca. Io ho l'impressione che ciò provenga da un trascorso del rimatore. Manca ancora, è vero, nell'ultima strofa: v. 61 sgg. Se non che, essa ne sará priva perché considerata stante a sè, come una specie di commiato.
II, 42. «che». È un «che» ripetuto, come si ritrova in antico italiano e anche in provenzale: Nannucci, Analisi critica dei verbi italiani, Firenze, 1843, p. 91, n. 6.
II, 46-8. «(e intanto) sto nascosto piú di quello che non stesse Adamo, quand'ebbe mangiato il frutto proibito».