CARLO dalla destra, pallidissimo, e poi EGISTO dal fondo. Detto.
Carlo (corre sulla soglia del giardino senza vedere Faustini, e ne ritorna subito con Egisto). — Vedi ciò che mi rispondono i Richard!
Egisto (leggendo il dispaccio). — «Il non aver ricevuto vostre macchine ci pone in dolorosa, ma assoluta impossibilità ordinare pagamento, malgrado nostra buona volontà; ad ogni evento, ricordate che vi offriamo posto Direttore nostro grande stabilimento». Vedi se noi avevamo ragione?
Carlo (supplichevole). — Egisto, te ne prego, non abbandonarmi in questo momento in cui tutto fallisce alle mie previsioni!
Egisto. — Mio caro, a chi lo devi, se non a quegli operai che non rifinivi di portare in palma di mano? E poichè gli operai sono così fatti anche con chi li ama, io sarei un matto se affidassi ai loro capricci una somma tanto ragguardevole.
Carlo. — Ma io ti darei tutte le guarentigie che puoi desiderare, pur di non rimanere vinto per difetto di armi in una battaglia che deve terminare colla mia vittoria!
Egisto. — Già: la solita illusione di tutti gli inventori! Ma che cosa ci posso fare io? Dopo quei disordini, ho quasi disposto del mio capitale, con ipoteca su poderi ed officine...
Carlo. — Al Faustini adunque?
Egisto. — Oh insomma, non voglio e non debbo darti quel denaro... Tutti i giorni la stessa canzone!
Carlo. — Egisto, tu non sai quanto possa costarmi il tuo rifiuto.