Franc. — Matilde?

Mat. — E sopratutto sua moglie... (a Francesco) buona e bella, sai. (a Carlo) E lei finisca l'opera; s'accomodi col mio Francesco... (più sottovoce) lo lasci dire; tutto fuoco; ma un cuore così; lo lasci dire, ha tanto sofferto!

Carlo. — (Poveretta!) Siamo così lontani dall'accordarci...

Mat. — Un passo lo fa mio marito, un altro lo faccia lei... e poi lo provi... lo provi, provare non costa nulla; ma se lo prova non lo manda più via. Ho bene il diritto di dirlo io che so quanto ha studiato, quanto è stimato da chi lo conosce... lo hanno fino mandato all'estero!

Franc. — Matilde!

Mat. — Oh bella! Se parlassi di me... ma vuoi ch'io non dica quello che penso di te a colui che deve essere sicuro della tua abilità come della tua onestà? Dagli il tuo libretto. Ah! sicuro che ci hai anche tu i tuoi difetti come le tue sventure, ma sono più le sventure. Non una gliene è andata bene! Fino nella bambina siamo disgraziati! Per debolezza non può camminare... Si vorrebbe tentare la cura del mare vicino... Dàgli il libretto... Ma se non si combina con lei, mai più avremo questa occasione con poca spesa; e allora, lo dica lei che è padre fortunato, quanto si soffrirà a veder sempre sempre la sua creatura così diversa da tutte le altre! (si asciuga gli occhi) Dàgli il libretto!

Carlo (con un movimento di pensata deliberazione, stende la mano). — Qua il libretto.

Franc. — Mi accetta? Sarò degno della sua fiducia; ne sia pur certo!

Carlo. — Nel mio reggimento vi era un soldato che si era fitto in capo di disertare: lo presi con me. A Custoza per salvarmi si è fatto ammazzare... Voi siete forse di quella razza. (dato uno sguardo nel libretto) Francesco Savelli, per ora avrete centocinquanta lire al mese e il dieci per cento sull'economia del carbone. Queste sono cinquanta lire in acconto, che rifonderete in due mesi. Zitti, e presto da Gigi sulla piazza per il quartiere, e poi qui subito che vi presenti ai lavoranti.

SCENA X.