Franc. — E non potreste stare senza sulfeggià, benedetto voi?!
Genn. — Sì, ma sarei come un uomo acciso, e lavorerei anche meno; cantanno, cioè sulfeggianno, noi non si sente neanche la fame. Proibire a noi di cantare? Allora bisogna dire che si vuole a' rivoluzione!
Franc. — Basta. (agli operai che hanno trasportato il materiale) Al magazzino... Cencio, date voi una guardata. (scompare dietro la macchina seguito dagli operai già in catena)
Cencio. — Oreste, occhio alla macchina, che ha sete, e bada alle valvole, veh, che con quell'arnese non si scherza: ne va della pelle. — Bobi, animo; altrimenti quella tempra non si fa prima del mezzogiorno. (scompare un momento dietro al fucinale)
Bobi. — Tanto meglio se non si fa!
Oreste. — E il carbone chi lo paga?
Bobi. — Me ne importa assai. Domando io se un uomo veramente libero dovrebbe passare la sua vita a soffiare!
Mart. — Lui l'ha sempre colla politica.
Bobi. — Senti, se tutti i disperati pari miei si mettessero d'accordo una volta, mondo birbone!
Oreste. — Vorresti che non ce ne fossero più dei padroni, eh? (ritorna Cencio)