(scompare dietro il fucinale coi massellatori. — Tocchi di campana: Carlo, Francesco ed i massellatori ritornano in iscena senza il fusto. — I lavoranti pigliano chi il cappello e chi la giacca riposti in qualche angolo, e si dispongono ad uscire)

Carlo (a Francesco). — Abbiate pazienza, Savelli; ma qui non c'è quella disciplina senza di cui non si fa mai nulla di serio nè fra soldati, nè fra operai.

Franc. — Ne convengo; ma alla fin fine un artigiano non è un soldato.

Carlo. — Chi ve lo dice? Soldato della pace, ma non senza pericolo, combatte anche esso per la grandezza della patria, poichè a farla gloriosa e potente non vogliono essere soltanto spade, ma spade e martelli, ed è coi buoni martelli che si fanno le buone spade.

Franc. — Lei ha ragione... Già, ha sempre ragione!

Carlo (avviandosi alla destra). — Perchè in fondo io amo e stimo il lavoro e il lavorante forse più di voi altri tutti... Buon appetito, figliuoli. (esce dalla destra, mentre gli operai escono dalla sinistra)

Franc. — Sì, tu hai ragione; ma c'è qualche cosa nella tua onestà, nel tuo ingegno che io non posso subire, perchè mi pare che voglia farmi sentire la mia inferiorità... Mi hai confidato ogni tuo segreto... perchè sai che non ti potrei tradire... o meglio perchè non potevi farne a meno... ma sei sempre il principale, ed io il povero capo-fabbrica inchiodato qui dal bisogno! Ecco Matilde... Non vado a fare colezione a casa per guadagnar tempo, e lui... Oh! non sarebbe Faustini che agirebbe così con me!

SCENA III.

MATILDE dalla sinistra con un panierino coperto da un tovagliolo di bucato, coll'occorrente per fare colezione. Detto.

Mat. — Eccomi a te, Francesco. C'è del nuovo, sai, oggi... Hai appetito?