Franc. — Sì, e anche per questo sento che mi costerebbe meno piantare il Valori.
Mat. — Ed io credi che non sarei felice di vederla una volta alzarsi da quella seggiola ove sta tutto il giorno senza mai rallegrarmi di un sorriso? Oh se bastasse camminare un giorno intiero coi piedi nudi sulle spine per ottenere la sua guarigione, io affronterei sorridendo il martirio, perchè il giorno in cui potrà correrti incontro quando ritorni dal lavoro, il giorno in cui la sentirò ridere e finirò d'invidiare tutte le altre madri, quel giorno sarà bello, molto più bello di quello in cui ti ho sposato!
Franc. — E tu non vorresti che io mi accordassi col Faustini, il quale ci porge il mezzo di vedere la nostra bambina risanata più presto?
Mat. — Ora guarda... (trae dal seno due biglietti da cento lire) Sono duecento lire...
Franc. — Da tuo padre? No; t'ha dimenticata lui! Dal Faustini adunque?
Mat. — Sì. Quando li ho avuti nelle mani, il primo mio pensiero fu alla bambina, e ho detto: con centocinquanta lire sto a Viareggio un buon mese pei bagni, e le altre cinquanta me le spendo in tanta biancheria.
Franc. — Brava; così saranno spesi bene.
Mat. — No, Francesco, questo denaro io corro a riportarlo a chi me lo ha mandato a titolo di regalo, ma colla condizione sottintesa che io ti consigli ad abbandonare il Valori in questo momento.
Franc. — Matilde, mi viene un'idea. Se io rimanessi col Valori fino alla consegna delle macchine, e poi andassi dal Faustini, che male ci sarebbe?
Mat. — Senti; non ti pare che il Faustini tutto quello che fa per trarti a sè, non sia anche un po' per far dispetto e danno al Valori? E Faustini lo sa che il Valori ti ha rivelato il segreto della sua invenzione?