SCENA IV.
MARTINO dalla sinistra, poi CARLOTTA.
Mart. (accennando a Francesco e a Matilde già usciti). — Il matrimonio deve avere qualche cosa di buono... (dà un fischio: entra Carlotta) V'ho da dire una cosa, la mia Carlotta...
Carl. — Che cosa è questa mia?
Mart. — Non lo credete che avete ad esser mia?
Carl. — Non credo neanche all'aceto io; e se non vi si cresce la paga, ve lo dico tondo, potete starmi parecchio lontano dai contorni delle scarpe.
SCENA V.
Dalla destra CARLO inosservato. Detti.
Mart. — Sentite, il signor Faustini ha fatto offrire dieci soldi di più per giornata a me, Cencio, Gennaro ed Ambrogio, e sta attorno al capo-fabbrica per guadagnarselo anche lui. Or bene, se per questi altri dieci soldi, che fanno la bellezza di quattro lirette, vi decidete a sposarmi, io, con gran dispiacere.... per lui... pianto qui su due piedi il cavaliere!
Carlo. — Bravo!