(dalla piazza si sporgono agli operai vari fiaschi di vino e qualche bicchiere; comincia a bere qualche lavorante in fondo, e poi poco a poco finiscono per fare lo stesso anche gli altri)
SCENA IX.
AGNESE dalla destra, ed EGISTO in abito di tela bianca. Detti.
Egisto. — Vedrai che tutto è inutile... (rimane sulla soglia a destra)
Agnese. — Dov'è Carlo?... Che fate? Non avete udito la campana del lavoro?
Bobi. — Quella non è la campana del lavoro; è la squilla della li-ber-tà!
Agnese. — Sentite: se non è questione che di denaro, l'accomoderemo meglio fra noi, che Carlo non ne sappia nulla... Egli non spera più che in voi, lo sapete... Via! se egli ha qualche titolo alla vostra benevolenza, se io stessa ho potuto fare qualche cosa per le vostre famiglie, voi ci avrete ricompensati ad usura sdegnando di imitare i lavoranti delle altre officine... Oreste, dà tu il buon esempio: il fornello della macchina è ormai spento; buttaci del carbone.
Oreste. — Subito, signora... (azione)
Bobi. — Fa scoppiare la caldaia, imbecille! E lei, mi faccia la grazia di non seccarci altro.
Franc. — Una parola di più alla signora e ti strappo la lingua!