Gasp. — Sì... arrivata qui il 26... marzo... colla posta, non c'è dubbio.

Bern. — Il 27 ho risposto.

Gasp. — Il 28 Caterina mi ha letto la lettera che m'invitava a recarmi in città...

Bern. — Il 29 sei partito, e oggi primo d'aprile sei di ritorno. Ora senti, (legge) «Sebbene io non abbia l'onore di essere da lei conosciuto, me le rivolgo sicuro che vorrà compiacermi, trattandosi di fare una buona azione, e sapendo dal negoziante Giuseppe Ferri che non mi indirizzerei invano alla sua cortesia ed alla sua probità». Vedi, non ci sei che tu a credermi un uomo feroce!

Gasp. — Proseguite...

Bern. (legge). — «Io sono incaricato di fare ricerche accuratissime di un bambino che sarebbe nato in questo circondario, or sono ventitrè anni, da una povera donna che morì in viaggio dandolo alla luce. Siccome il bambino in questione, se è vivo, non può trovarsi che in istrettezze, e mio còmpito è appunto d'alleviarle, Lei ha già compreso che si tratta di aiutarmi nelle ricerche: sicuro del favore, Le anticipo i miei ringraziamenti... Eccettera... eccettera...». — Sei convinto?

Gasp. — E voi vi siete degnato di cercare...

Bern. — Che cercare! mi sono semplicemente ricordato che Scarabocchio è nato in una stalla di questo borgo da una donna che vi era di passaggio giusto ventitrè anni fa, e che è morta senza che si potesse sapere chi fosse; e ho scritto subito: il bambino che cercate, vive...

Gasp. — Oh sì, vive, ora!

Bern. — Ha ventitrè anni, dimora in casa di Caterina Belfiore che gli usa tutte le carità, fa l'armaiuolo, un cattivo armaiuolo, e si chiama Gaspare, e per soprannome...