Gasp. (prorompendo) — Non c'è più pietà in me; tu l'hai ammazzata collo scherno; ma c'è Scarabocchio fatto apposta per farti ridere..... Dunque ridi! Ora è il momento buono di ridere! Guarda come zoppica, e dondola, e sbilenca Scarabocchio! (attraversa l'angolo della scena, dal mezzo alla scala, senza abbandonarlo collo sguardo) — Ridi! Ridi! — Ma tu non ridi? Tu batti i denti, e il sudore ti lava il volto bianco, mentre le tue belle gambe stanno per tradirti tutte e due?! (con una risata di scherno) Ah! Ah! Ah! Un'arma mi fa più forte di lui, e l'uomo perfetto non ride più! Il tiranno della strada ha paura!
SCENA VII.
CATERINA dalla destra. Detti.
Bern. — Venite, Caterina, per carità!
Cat. (impaurita dall'aspetto di Gaspare e dallo spettacolo di Bernardetto accasciato e presso a smarrire i sensi). — Che cosa è stato? (scende mezza la scala)
Gasp. — Giusto voi dovete esser qui — per un istante — ma fermatevi lì, o lo inchiodo al muro sotto i vostri occhi! (a Bernardetto) Giù in ginocchio... e giù il cappello! Un po' per uno nel fango!
Cat. — Gaspare, o mio buon amico, o mio fratello!
Gasp. — Io non posso essere fratello di nessuno!
Cat. — Pietà!
Gasp. — E voi credete di ottenerla, quando la domandate per questa belva? Ma non calunniamo le belve! Le belve ci addentano, ci sgozzano, ma ci uccidono: per straziarci il cuore e non darci la morte, per lasciarci nella carne viva il dente velenoso dell'odio e della disperazione, ci vuole quello lì, l'uomo! Ma costui, che voi avete creduto degno del vostro amore, ha fatto anche meglio: mi ha sollevato fin lassù alla porta del cielo, non per darmi un istante di gioia, ma perchè precipitando da quell'altezza io mi sprofondassi di più nel mio inferno!