Oh non nego di avere qualche volta provato la tortura di vedere la drammatica così bella e nobile fatta trastullo di mestieranti e di gente senza gusto, e peggio forse di non trovare negli spettatori quei criterii sui quali lo scrittore possa dare una base sicura al suo lavoro! Ma tirati i conti, data la tara alle debolezze ed ai capricci d'un momento, sarebbe stoltezza il dimenticare che nel Pubblico italiano si può ancora trovare quella somma serenità che proviene dall'indiscusso pontificato di Virgilio e di Orazio, di Dante e di Boccaccio, di Ariosto e di Leonardo, di Allegri e di Rossini e di Verdi; serenità che procede tanto dalla temperanza della nostra filosofia quanto dalla bellezza delle donne, della terra e del mare, dalla mite temperie quanto dallo splendore del cielo, dal bisogno pacifico e continuo di bellezza, di espansione e di cordialità, e più ancora da quella larghezza nell'accettare ogni forma, pur che inspirata a verità, che deriva forse dal trovarsi l'Italia fra la Grecia che ci attira verso la seducente squisita bellezza delle sue arti, e l'Occidente che ci attrae verso l'osservazione e l'umanità.....
Per questo voi siete, o Altezza, il migliore degli efficienti del nostro teatro, ed io vorrei, solo per fare più degna di voi questa pubblica dimostrazione di riconoscenza, che in me fosse pari alla volontà e l'ingegno e la fortuna.
Vorrei avere uno di quegli ingegni pronti e vivaci che mentre hanno il privilegio di saper dare l'atteggiamento e la movenza ad ogni pensiero più alto, scintillano e fiammeggiano di spirito inesauribile nell'espressione della vita comune, e arrivano così a lumeggiare ogni movimento d'idee e di passioni..... Vorrei sopratutto aver il talento del cogliere il vero in sul fatto che hanno avuto quei maestroni di rispecchiature che sono Carlo Goldoni, Carlo Porta e Gioachino Belli. E s'intende che colla lingua meglio appropriata, semplice e spontanea, senza riboboli e leccature, evidente ed elegante, possederei il segreto prezioso di quella forma schiettamente nostrale che aggiunge tanto prestigio ad ogni lavoro, e che deve tornare in onore anche sulla scena vituperata da così lungo tradimento di traduttori: allora sì che il dialogo mi riescirebbe naturale, saporito e frizzante e sempre rispondente ai personaggi ed alle situazioni; allora sì che le mie favole avrebbero semplicità, vigore e rapidità precipitante di avvenimenti e i caratteri aggetterebbero vivi e parlanti; allora sì che le mie commedie potrebbero avere il vanto supremo di rappresentare nell'osservazione e nella satira tutta la vita del mio tempo!
Nè mi farebbero difetto i soggetti; non nei libri, ma guardando attorno a me nelle case e nelle chiese, nei tribunali e negli uffici, nei parlamenti e nelle caserme, nei palazzi e nei tuguri, per le vie e per le piazze, dappertutto dove si vive e si muore, dappertutto dove si ride e si piange; dal dramma tragico alla farsa; dagli eroi meravigliosi dell'amore e dai campioni della civiltà ai miserabili odiosi o ridicoli, impantanati nel vizio o nel delitto, poichè l'arte, fatta ora più intima e nello stesso tempo più vasta, può abbracciare tutto, purchè faccia passare tutto attraverso a quell'analisi spassionata ma severa in cui tendono a purificarsi la società, le leggi e la stessa filosofia religiosa. E guardando, mi avvedrei che nel trionfo fulgoreggiante della civiltà moderna più d'una voce si leva a sfrondarne gli allori ed a turbare i vincitori coll'imporre loro gravi, imprescindibili doveri; mi avvedrei che nella moltiforme lotta per l'esistenza ci sono delle anime in su e in giù da difendere; che nella bufera di negazione che imperversa, quasi che le vittorie della scienza svincolassero gli uomini dai doveri, ci sono anime da sorreggere, le anime semplici, pietose, ingenue, che paiono deboli perchè non sono ribelli e sono invece i più forti baluardi della società, le arche della virtù antica, i capisaldi della famiglia e della patria, gli eroi del dovere e dell'abnegazione: a costoro la gloria che si merita chi in tanto germogliare di sterili vanità, in tanta gara di ignobili ambizioni ci ritempra collo spettacolo della sua fede gagliarda e della sua calma forte e rassegnata contro ogni dolore: gloria! gloria!
Mi ricorderei che la miseria incolpevole, ultima forma della barbarie, è il problema insoluto d'una società che ha più indulgenza per il farabutto che ammirazione per il galantuomo: carità e giustizia!
E canzonerei allegramente la molta gente più avida di chimica che di filosofia, di voluttà che di gioie profonde; satireggerei acre il venusto sensualismo paganeggiante che ha l'apparenza di non essere entusiasta che per l'arte, e in fondo è fior d'egoismo feroce; sferzerei a sangue il sentimentalismo isterico che declama molto e non fa mai niente; staffilerei la gioventù pretensiosa e nulla, senza passioni e senza entusiasmi; morderei le donne belle dal cervello d'oca, la testa piena di cattivi romanzi ed il cuore vuoto, carne e non anima, carne destinata a far le spese della commedia dell'amore, la meglio rappresentata dagli uomini dopo la politica, che è quella in cui riescono anche quelli cui la teatrale fece cilecca, e mi divertirei, divertendo, collo smascherare gli ipocriti d'ogni altezza come d'ogni colore... E da tutta cotesta materia, or comica sino alla parodia sbardellata, or tragica fino alla terribilità, trarrei fuori la commedia, o limpida favola ridanciana o turbine violento di satira, ma sempre fermo nel voler far trionfare un'altra volta sulla scena la bellissima causa della verità, sempre senza dimenticare che il teatro deve anzitutto divertire, e, per questo, che il popolo, il creatore della commedia, quello che ha conservato viva l'Atellana attraverso ventiquattro secoli, è la fonte più abbondante e limpida di inspirazioni e di trovate, di scatti di passione e di impreveduto, di sentimento e di originalità: e così rammentando e più guardando, troverei.....
Quel signore: — (dal lubbione lassù con un ruggito) Un bel nulla!
Il pubblico: — (guardando all'insù fastidito) Ancora?
L'autore: — (stanco quanto il pubblico) E perchè di grazia?
Quel signore: — (trionfante) Perchè l'Italia non ha come la Francia una società che possa fornire fatti e caratteri prettamente suoi.