Nicol. — Piglia una tazza di cioccolato con Carlo?

Chén. — Grazie, ho già fatto colezione. Godo intanto di vedervi tutti e due bene ristabiliti.

Nicol. — Io, grazie a Dio, sì; ma Carlo, sebbene sia sempre di buon umore, non è più quello di prima...

Gold. — Zitta che non è vero! Non sono che le gambe che mi tradiscono! — Titino, le tue sono ancora buone?

Batt. — Cerco il mio cappello... (Come faccio ad avvertirlo?)

Nicol. — Ricordati del mio refe! — Vi lascio che ho qualche cosa da fare; con licenza, cittadino. (esce dalla sinistra)

Gold. — Sono ottantasei i carnevali che porto sulle spalle... e dico carnevali per modo di dire, chè dall'ottantanove a quest'anno di nessuna grazia sono tutte quaresime! (starnuta)

Batt. — (Ah! l'ho trovato!) Prosit!

Gold. — Grazie, Titino... Fammi il piacere, uscendo, di chiudere la porta di fuori... (va a chiuder la porta a sinistra) Accomodati, Chénier.

Batt. (presso Chénier, chinandosi come per prendergli un insetto sulle calze). — Scusate, cittadino... Non vi movete nessuno... C'è qui una grossa vespa sulla gamba... Fermo!