Nicol. (andata in fondo colle altre signore). — Carlo, guarda che bei fiori! E confetti, e cioccolato... Quanto siete buoni! (scende presso Goldoni, seguita dalle altre) Sai che cosa mi pare oggi? Che sia il primo giorno del nostro matrimonio!

Gold. — Delle nozze, vuoi dire; perchè il primo giorno di matrimonio io aveva la febbre, e mica soltanto la febbre dell'amore, la febbre del vaiuolo! Eh che disdetta? Ma siccome, dopo la burrasca, finisce sempre per splendere il sole, il vaiuolo è sparito e mi è rimasta questa buona e bella moglie.

Gli altri. — Bravo!

Nicol. — Buona, mi sono ingegnata; bella, mai, e in ogni modo sarebbe troppo da un pezzo per ricordarlo.

Gold. — Senti, Nicolina — io per mia moglie ho due diminutivi accarezzativi, Nicoletta ogni giorno che Domineddio manda in terra, e Nicolina nelle grandi occasioni solenni — senti: per gli occhi del cuore... (alle altre) voi altre è inutile che mi facciate l'occhio di pesce morto... tu sei sempre la più bella!...

Gli altri. — Bravo! bravo!

Ant. — Più basso!

Gold. — Che c'è ora? Non si può più applaudire Goldoni?

Ant. — Sì, sempre; ma è meglio non gridare... (si odono tre colpi dalla sinistra)

Gold. — Che cosa è? (Rosalia corre al pianoforte)