Gold. — Come un malfattore, lui! E anche la Regina? La Principessa Adelaide? Il delfino?
Nicol. — Coraggio, Carlo!
Gold. — No... non posso reggere!..... Voglio fuggire da questo paese dove non si conosce moderazione in nulla; dove si è sempre agli estremi nella servilità e nella ribellione! L'ambasciatore di Venezia mi ha promesso di farmi ritornare a Venezia; ebbene, andiamo da lui subito, pur che si parta in qualunque modo, pur che si vada via!
Chén. — Ohimè, che ti debbo dare anche questo dolore! L'ambasciatore Almorò Pisani è partito per Londra!
Gold. (smarrito). — Partito... senza una parola... un soccorso!... partito... dopo d'avermi inchiodato qui a morire di terrore e di miseria!
(Si abbandona sopra una seggiola assistito da Nicoletta e Battistino)
Ant. — Fuggito dalla paura, lasciando qui abbandonata la sua vecchiaia veneranda! Ah! io non sono che un povero disgraziato, oscuro e miserabile; ma mi vergognerei di avere il cuore così basso come sua Eccellenza, ben degna di rappresentare, non il popolo veneziano, vivaddio! ma il Governo che non ha mai saputo riconoscere il tuo valore, che ti ha ricusato il misero impiego che gli domandavi per non essere costretto a venire in terra straniera a cercarvi il pane e la gloria!
Tutti (meno Goldoni). — Sì, sì, ha ragione!
Gold. — Ma no che non ha ragione! Mi vuole troppo bene e l'amore lo fa ingiusto! Zitto là!... L'Ambasciatore è partito... buon viaggio! Ma ci resta l'amico che non abbandona, ci resta Chénier, il mio valoroso compagno d'arte, che ci farà dare gli arretrati della nostra pensione e ci porrà così in grado di ripararci tutti in Italia.
Gli altri (meno Chénier). — Sì! Sì!