Nicol. — Un vero amico! — (agli altri) Non sarà detto che partiate senza aver preso qualche ristoro. Favorite di qua... (verso la destra). Andiamo, Balletti?
Batt. — Coraggio!
Ball. — All'ospedale... un artista!
Batt. — Son fatti apposta gli artisti per gli ospedali... cioè gli ospedali per gli artisti; ma già torna il medesimo.
Ball. — Ma se riaprono i teatri...
Batt. — Tornerai a fare l'amoroso, è inteso.
Nicol. (a Battistino). — Se si desse loro i pasticci di Pierina?
Batt. — Nulla di meglio: pasticci e comici, va da sè. (escono tutti dalla destra, mentre Chénier siede accanto a Goldoni)
Gold. (con una mano di Chénier fra le sue, affettuosamente). — Il mio ultimo amico!
Chén. — Se non ho più potuto vederti, non è stato senza occuparmi di te, e ora sono lieto di dirti che all'ordine del giorno d'oggi c'è la mia interpellanza che ti riguarda. Non meravigliarti che io non abbia potuto in più di quattro mesi mettere una parola di pace, d'arte e di giustizia in quel vortice farragginoso: come se non bastasse la violenza delle passioni e degli avvenimenti, noi dobbiamo anche subire gli stolti capricci della tribuna pubblica, ogni dì più minacciosa e soverchiatrice!