Gold. — Grazie, grazie con tutta l'anima... Ma non dirmi altro di questi tempi...
Chén. — Si può dimenticare molti eccessi e sperare nell'avvenire quando si vede che in mezzo alla coalizione straniera la Francia improvvisa un milione di soldati!
Gold. — E tu hai forse ragione; ma che vuoi, io sono d'un'altra epoca, d'un'epoca spensierata ma disciplinata, allegra ma rispettosa, e perciò guardo dalla riva su cui rimango abbandonato da tutti i miei coetanei questa vostra gran corrente torbida e rovinosa, senza avere il coraggio d'imbarcarmi, quasi certo che dopo di avere ammazzato il buon umore finirete per togliere all'uomo tutti i sostegni più sicuri della vita!
Chén. — E io ti compatisco: alla tua età non si rifà tutta un'abitudine di sentire e di pensare.
Gold. — Ma se rimpiango la gioventù, abbi pazienza, non è per fare della politica, no; ma per lavorare, per tratteggiare nuovi tipi, nuove commedie, per usare tutta la libertà di scegliere i miei argomenti dove mi pare, non come il Goldoni d'una volta che non poteva mettere in scena nè governanti, nè nobili, nè magistrati, nè preti e soldati. Ma poichè io non posso comprendere, e quel ch'è peggio, non posso fuggire la tua rivoluzione, lasciami morire in pace e fedele alle mie convinzioni.
Chén. — Eppure è indispensabile che tu mi autorizzi a dichiarare oggi alla Convenzione che ti glorii di essere cittadino francese...
Gold. — Sempre!
Chén. — ... e repubblicano.
Gold. — A Venezia; ma qui, finchè vive il Re Luigi, mai! (si alza)
Chén. — Ma disgraziato amico, il Re Luigi è morto da due settimane!