Oreste. — Ma avrei più fame... Oh datemi da mangiare che non n'ho vendute che due dozzine.

Fior. — Guarda là nell'armadio, c'è del pane.

Oreste (dopo aver preso del pane nell'armadio, scendendo, alla madre). — Pane... pane... Mamma, io vedo che nei tuoi pater noster tu non chiedi mai altro che il pane quotidiano... Se tu chiedessi anche un po' di stufatino quotidiano?

Maria. — Spicciati... due dozzine sono poche a quest'ora.

Oreste (mangiando). — Come si fa? Fa un freddo che cascan le code ai cani! Vento... acqua... tutti corrono... e nessuno si ferma... Aveva un bel gridare: La Nazione! per due soldi la Nazione! Il Popolo! per un soldo il Popolo! Il Diritto! La Riforma! Il Corriere! L'Asino! Il Lampione! L'Italie! L'Opinione della mattina! L'Opinione nazionale! Tutte a un soldo le opinioni! Ma sbraitava inutilmente! Perchè la gente si fermasse, strillavo: signori, la mia opinione è che lei prenda il popolo, salga sull'asino, accenda il lampione e via diritto per l'Italia a cercare una riforma che faccia per la nazione! Tutto fiato buttato via! Pareva che non avessi da vendere che la Gazzetta Ufficiale! Ah! così mi fate? al partito estremo!

Maria. — Non farmi altre birbonate, sai...

Oreste. — Ma che birbonate! Guardai di qua... di là... non ci fossero guardie... e poi: legghino, signori, quell'uomo che uccise la moglie e nove figliuoli!

Maria. — Oh che orrore!

Fior. — E dove è mai successo?

Oreste. — Ma che successo! Le s'inventan noi! E n'ho subito venduti quattro o cinque... e via ad un altro canto... Sentano, signori, un Ministro... che mangia!.. e subito altri tre o quattro...