Nanni. — Poverone! per quaranta miserabili lirette! Ah! non so quanto Bobi potrà ricavarci da quei ferri, ma sarà sempre poco! Bisogna che io porti tutto quello che è possibile: che monta se ora do per un soldo ciò che ne vale cento, quando fra poco quel soldo diventerà un migliaio di lire? Ah! tutti i giornali hanno da parlare di me. A proposito, i soldi di Oreste! Io non ci pensava! (apre un cassettino nell'armadio e ne prende una vecchia borsa) Sono pochi soldi, ma in questo momento sono un patrimonio...
SCENA IV.
ORESTE dal fondo, soffiandosi sulla dita e saltando per cacciare il freddo. Detto.
Oreste. — (Questo è un freddo proprio da batter le gazzette! Che cosa fa mio padre?) Ah! i soldi del giornale tu prendi?
Nanni. — Senti, moccolino; tu sai se ti voglio bene...
Oreste. — Oh! per saperlo non lo so, ma lo vedo e lo sento! Dammi quei soldi.
Nanni. — Aspetta; finora non ho mai potuto fare una bella vincita, ma ora...
Oreste. — Se l'hai fatta, non hai bisogno di quei soldi. Dammeli che è tardi, e se non corro, oggi resto senza Opinioni! (forte) Voglio i miei soldi.
Nanni (turandogli la bocca). — Zitto che svegli la mamma!
Oreste. — Che importa a te della mamma!