Nanni (minacciandolo). — Vuoi chetarti, birbaccione?

Oreste. — Io un birbaccione? Forse perchè in questa casa senza di me non si mangia, e nemmeno te, sai, che non sei altro che il babbo; bella fatica!

Nanni. — Bada, veh!

Oreste. — Oh! io sono stufo di voi altri, cominciando da te! Ma lascia fare, vedrai dove si andrà a finire! La mamma all'ospedale, Renzina con quell'altre... e io... (coi polsi in croce, rompendo in uno scroscio di pianto) io in fondo a via Ghibellina!

Nanni. — Zitto, ti dico!... Vieni qui, via! Senti; hai appetito? Vuoi andarti a divertire?

Oreste (cessando subito di strillare). — Che si domandano queste cose?

Nanni. — Bene... (Dieci... no... sarebbero troppi...) prendi, va a comprarti da colazione... corri...

Oreste. — Quattro soldi per levarmi l'appetito e per divertirmi? Quanti ne ho da risparmiare?

Nanni. — Via, eccone un altro... (del papa...); ma spicciati, per mille ciabatte!

Oreste. — Non mi dai nulla per la sorella e per la mamma?