Bobi. — Vattel'a pesca, dove!

Nanni (dopo una pausa, sentendosi mancare, si lascia cadere sopra una seggiola presso il tavolo). — Solo! abbandonato! abbandonato da tutti! da tutti!

Bobi. — Grazie!

Nanni. — E avete avuto il coraggio, avete avuto la crudeltà, appena avete saputo la mia disgrazia, di piantarmi qui solo... e siete le mie creature!

Bobi. — Sono partiti prima della pubblicazione dei numeri, sai!

Nanni. — Ma che ci avete una spugna nel posto del cuore? Siete restati con me, finchè c'era una speranza, e ora che l'ho persa, ora che sono senza denari, senza roba e disperato, ve ne andate!... Che marito! Che padre! È un poverone! Non ha più nulla! Non vincerà più! È segnato dalla sorte! Piantiamolo nella sua disperazione! Ah! avete fatto bene ad andarvene senza vedermi... Vi avrei maledetti come quelli che mi hanno rubato la mia quaderna!

Bobi. — Hanno visto la posta troppo grossa — te l'aveva detto — e subito via dalla ruota i tuoi numeri. Sfido io a vincere! Sono cose, mondo cane, che non si vedono che nel nostro paese! (pausa) Tu mi dirai: Cecco non vinse? e io ti rispondo subito che di quando in quando lasciano fare una gran vincita... La settimana scorsa toccò a Cecco; chissà che quest'altra non tocchi a te... Sai che bisogna giocarli tre volte i numeri buoni...

Nanni (con ira). — Mi parli di giocare a me che non so che cosa potrò mangiare?

Bobi. — Guarda, Nanni... (gli mostra il pomo della mazza dì Bonaventura)

Nanni. — Il pomo della mazza del cavaliere?