Credete voi che ella d'allora in poi sorridesse tuttavia?
Così ha fine la leggenda della Frua.
III. Altipiani di Kerback, Valtoccia, Morasck e Bettelmatt.
Dall'altipiano di Uberaufderfrutt, ove all'ombra del portico della cappelletta sull'orlo della cascata udiva la pietosa leggenda della Frua, in meno di mezz'ora giunsi al vallone di Kerbach attorniato da alte vette, delle quali la parte meridiana che si protende fino al vicino anfiteatro di Morasch, è tutta lieta di zolle e di fiori. L'aere risonava di monotone cantilene d'amore; erano falciatori che sulle sdrucciolevoli chine del Thalli fornivano il loro lavoro colla sicurezza de' contadini pianigiani. Le eccellenti disposizioni ad imitare gli eroi d'Omero, che ad ogni fermata facevano un pasto proporzionato alla grandezza delle loro imprese, mi fecero accettare di buon animo la refezione, che m'offriva l'ospitalità d'un vecchio ed onesto alpigiano. Quindi, poichè il sole già intiepidiva le freschissime aure, per un sentiero che già fu strada mulattiera selciata, ci arrampicammo per una buon'ora per la faticosa erta, e fummo alle bocche della Valtoccia, vasto altipiano tutto ricinto di picchi petrosi, mentre il suolo appiedi delle immense ciottolaie verdeggia qua e là di sapidissimi pascoli. Ma come melanconica è questa suprema convalle! I canti pastorali, il tintinnio delle collane degli armenti, il loro muggire, tutto pare un doloroso lamento. L'orida retta del Kastelhorn e le mute falde del picco del Nufenen-Stok spandono sul resto del quadro la tristezza del loro aspetto. Il laghetto di Castello rabbrividisce all'aspetto del Kastel che vi si specchia; il ruscello, che ne sgorga guizza tacito fra i massi, quasi pauroso non dinoccoli di lassù un macigno a riempire la limpida conca della sua sorgente. Il ruscello forma più in là il bacino del Pesce, ove le trote non osano amoreggiare che nel profondo.
La Toce ne nasce con poca festa. Le sponde dei due nappi e del torrente sono sabbiose, nude: l'ombra del Kastel fece inaridire l'erba. Anche le mandrie rifuggono in là.
In mezzo all'altipiano serpeggia il sentiero che pel passo confine (Auf der Mark) conduce alle radici della Val Bedretto, alla vetta del S. Gottardo, agevolmente in una giornata di cammino dai casolari di Formazza.
Un mandriano, tutt'occhi e boccacce dalla meraviglia di vedere lassù un cotale che nè comprava, nè vendeva bovine e formaggi, mi disse che i Bedrettesi quando vogliono recarsi nel Vallese, invece di scendere dalla Valtoccia a Kerbach, e di laggiù per Morask e Bettelmatt varcare il Griesberg, usano per un sentiero difficile passare al di là del Nufenen-Stok e scendere così nell'Egina evitando il lungo giro.
Intanto il cielo s'era coperto di nuvoloni fitti, lampeggianti, e mentre m'aggirava per quelle solitudini malinconiose, mi colse senz'alcuna difesa un acquazzone, che mi cacciò giù fino al casale di Kerback più in fretta che io non avrei voluto, molle, inzuppato fino alle ossa, fra le saette ed i tuoni, come già Mosè dal Sinai, colla differenza che io invece di trovare gli alpigiani in ridda attorno al vitello d'oro, li vidi raccolti attorno ad un bel fuoco tutti intenti chi a mondare castagne, chi a sbattere la crema, e tutti ad ascoltare le frottole d'un cacciatore, che all'appressarsi del nembo avea frettolosamente deserto l'agguato per ripararsi sotto quel tetto.
Riazzurratosi l'orizzonte, lasciai Kerback e salii in mezz'ora a Morask, l'alpe più popoloso di tutta la val Formazza.
Morask è meno ricco di pascoli di Kerback, ma è più lieto per più vasta zona di cielo. La giogaia asprissima che rinserra l'anfiteatro verso il meriggio, colle cuspidi eccelse del Zumstok e dell'Himmelberg, può dirsi una parete di un solo macigno. Qua e là il diacciaio del Gries che si stende dietro a quelle vette, lascia cadere un lembo del suo lenzuolo sfavillante nella valle.