Prima della notte m'inerpicai ancora sulle erbose pendici del Thalli, e vidi smaglianti all'ultimo raggio del sole le nevi eterne che smaltano le nere orribili creste del Kastel, a levante, che voi dite inaccessibili e che vi fanno rabbrividire al pensiero di trovarvi sull'orlo del precipizio che si profonda giù fino alla radice del monte, mentre in quest'istante forse un ardimentoso cacciatore di camosci sta sul cigliare dell'abisso, fra la vita e la morte, spinto lassù dalla sua passione.

Ma la notte già scolora ogni cosa: scendiamo.

IV. Ascensione del Gries — Diacciai — Le Alpi parlano.

Entrai per lo cammino alto e silvestro.

Dante.

Partii da Morask pel Griesberg. Il sentiero addentratosi in una gola ove per poco le falde dei monti non si combaciano, orma sopra la neve ad una florida prateria, e di là, costeggiando per la ripida salita il torrente che gorgoglia nelle crepature della rupe erbosa, guida al valloncello di Bettelmatt, famoso pei cacii che fornisce l'Alpe Anderlin. Prima di giungervi, voi valicate un breve contrafforte che chiude anche da questa parte l'altipiano, mentre il torrente sbattuto di sasso in sasso in bianca spuma s'interra nella forra che a furia di pazienza e di secoli ha scavato attraverso al muro: badate veh! di non sdrucciolarvi dal sentiero; chi vi trarrebbe di là ai casali della valle? Il torrente solo.

Eccoci alle cascine. Esse stanno addossate ai frantumi che ingombrano il passo nell'angusta bocca della scabrosa valletta del Gemmsland, in cui l'ombra eterna e i massi paurosi e il deserto d'ogni vita incutono orrore. La chiude in fondo il Siedel (3218 m.), dalla vetta del quale fra spaventose diacciaie or piane, or gonfie come onda marina, or rotte a bizzarre colonne d'ogni architettura, vedesi sorgere solitario il picco del Blinnenhorn (3552 m.) l'altissimo dei monti che s'estollono attorno alla nostra valle.

Mi riposai presso il letto del Griesbach, dall'onde biancheggianti, dai ciotoli tersissimi, screziati a mille colori, e trovai fra le ghiaie l'asbesto bianco che i montanari dicono sughero alpestre. Al di là del torrente, nella prateria un numeroso armento di bovine agitava pascolando i sonagli delle collane. Alcuno di quegli animali s'avvicinava a noi pauroso, e dopo averci a lungo guardato con occhio stupito per le foggie disusate, ricorreva in mezzo agli altri di gran galoppo. È incredibile il piacere che produce il tintinnìo dei campanelli, il muggire, lo scorazzare festoso delle giovenche e dei vitelli che con piede sicuro dichinano rapidissimamente per le pendici; in questi animali pascolati liberamente all'aria, giorno e notte, senza impacci di catene e di guinzagli, scorgi una sveltezza di moti che non trovi in quelli del piano, lenti e taciturni.

Ma già il sole dardeggia; su ancora, un'ora, la più faticosa, e ti riposerai sulle sponde dei due laghetti da giardino, da cui zampilla il Griesbach.

Pervenni sulla cima dell'erta trafelato ed ansante per la soverchia fretta con cui la brama di toccare la desiderata fronte dell'Alpe m'aveva spinto per l'erta. Con animo palpitante, varcata l'ampia murena, che con mirabile vicenda le diacciale ingoiano e rigettano, mi trovai sul lembo dell'eterno diacciaio che dorme su quelle vette supreme, dal Gries allo Stafelclogberg, abbracciando così dalla destra pressochè tutta la valle di Formazza.