Eccomi sopra di esso. — Sento sotto di me — novissimo senso — un cupo rumoreggiare, — fiumi forse che cascano echeggiando dalle caverne nelle viscere del monte — forse, come la tradizione paesana, sono le anime dei defunti che cantano preci di remissione. Lunghi, diritti, immensi crepacci stagliano tutta la gigantesca massa — dove appena visibili, dove a bocca aperta come mostri.
In questi crepacci, da cui il piede rifugge istintivamente, dormono laggiù negli antri sonori, da dodici anni, due giovani francesi. Io guardo in giù, nell'azzurra abisso senza fondo, e pavento di sentire che gli infelici vi sdrucciolarono, o vi furono spinti dalla bufera — non morti e che laggiù, feriti, col martoro di un'agonia che li sorprende esuberanti di vita, senza speranza di sfuggire alla loro sorte inevitabile, dolorosa, senza conforto alcuno d'affetti umani o divini, imprecano al fato, o rassegnati aspettano di agghiadare fra le braccia della morte, richiamando alla memoria le immagini dei cari...
Forse i Francesi s'erano avvicinati al Faul, nero fantasima che sorge nel mezzo della diacciaia, ove dessa pare ondeggi come i fiotti marini. Forse venendo in Italia, non s'erano attenuti alla loro sinistra, verso la murena, ove i fessi sono meno frequenti e meno spaziosi — forse da animosi perlustratori s'erano addentrati, verso il Ritzenhörner, in quella vasta e terribile solitudine, su cui torreggia il Blinnen — forse avviluppati dalla bufera avevano dimenticato un momento di tastare coll'inseparabile alpenstok se mai sotto il mobile strato della neve non si sprofondava un crepaccio.....
L'Alpe tenta come il mare l'audace — ma spesso l'uno e l'altro, dopo avergli rivelato i misteri più stupendi, ingoia gelosamente il sedotto. L'uno e l'altro ti sfidano col loro fascino: se tu vinci una volta impune, pensa che essi possono vendicarsi atrocemente.
Ambidue toccano il cielo. Ambidue cantano sì altamente la grandezza della natura che la tua piccolezza ne rimane subitamente atterrita.
Dopo questo senso istintivo, tu osservi e le une e l'altro con desiderio. In breve mille attrazioni sorgono ad innamorarti di loro: da quell'istante non sono più due mostri, li ami e ti amano. Se loro sei fedele amico, ti riveleranno la meravigliosa armonia che li unisce al resto del mondo, la bellezza del loro essere e la grande generosità con cui spargono dovunque la vita.
I diacciai dall'orrenda solitudine ti diranno che sotto la larva della morte alimentano la vita, i fiumi che fecondano le riarse pianure. La bufera stessa che schianta l'annoso pino come il tenero lichene, ti dirà colle mille voci come da queste supreme convalli ventando, fuga l'aria corrotta e sparge la salute. Così la tempesta marina. Mille naufraghi disperati ti fanno imprecare ad essa. Ma la morte è la vita: sono indivisibili, necessarie sorelle.
Nè meno mirabili ti saranno per amore le foreste e gli intangibili pizzi nembosi.
Affidati ad un legno sull'incerta superficie del mare, sali sui vertici alpini, e sentirai come necessità l'amore, come bella la libertà — sentirai come se ti battesse in petto cuore di poeta.
Come l'anima, l'alpe ed il mare ti saneranno il corpo. Se la tua mente paralitica non si scote, se il tuo corpo non riacquista elasticità e vigore — tu sei già due volte morto.