Dal cucuzzolo del Gries, a cui salii di qui in mezz'ora, scorgesi assai meglio il sottostante diacciaio, e meglio soprattutto lo stupendo panorama delle Alpi Vallesane e Bernesi, che compensa largamente della fatica della giornata. Il Grimsel, la Jungfrau, il Fisteraarhorn, lo Stokhorn ed altre celebrissime Alpi s'estollono al dissopra della verde cortina che separa dall'Oberland il Vallese; mentre a destra il Rothental, il Nufenenstock, il Kuliboden, ed a sinistra il Faul ed il Gemmsland pare sorgano a conversare con quelle fiere torri elvetiche.

Disceso il cono del Gries, ecco a mezzo il diacciaio, venire verso di me a lunghi passi una strana apparizione. La doveva essere un cacciatore fanatico che s'avventurava soletto fra le solitudini alpine, col capo difeso da uno sdruscito cappellaccio a tre acque, le ossute gambe infilate e diguazzanti in un paio di brache spelate, le uose fino al ginocchio, due scarpaccie a mo' di barca da fare il giro del mondo, mare e terra, un grosso zaino alle spalle, la lunga carabina ad armacollo e il bastone ferrato nelle mani.

L'abito di prete cozzava a vista sì duramente colle venatorie munizioni sotto cui sudava il poveretto, che al vederlo colla lunga e sparuta persona arrampicarsi brancicando per l'erta, gli era la più risibile cosa del mondo.

Eppure il reverendo Blummenkranz era stimabile persona. I compaesani non lo dicevano liberale, nel senso popolare, — benchè fosse largo di cuore e di mano — perchè non frequentava le bettole; ma assicuravano, che, venuta la stagione delle foglie, il suo cervello ne andasse tanto in visibilio da farneticare. Dopo la prima neve rientrava in se stesso. Le stramberie della sua religione per la natura gli erano perdonate in grazia del fervore con cui pregava Iddio a non dimenticare le messi dei campi, i fiorellini delle praterie e le pinete. Don Blummenkranz nato in Germania era stato altra volta un abate del bel mondo. A Berna e a Ginevra non sono affatto spariti i ricordi delle sue dissertazioni sulla necessità dell'amore.

La sua figura — innegabilmente ridicola — pareva una vivente confutazione delle sue parole. Disingannato dagli uomini, senz'odiarli, intese tutte le forze dell'anima nell'amore della natura dalla quale otteneva rivelazioni sconosciute e voluttà arcane.

— Tutto parla, diceva Blummenkranz, ed io finirò per comprendere la meravigliosa espressione delle cose.

Forse aveva amato una donna — ma qual donna avrebbe avuto compassione di un essere così strano?

Malgrado i profondi studi naturali, egli dovette provare che la cosmologia non era che un intoppo per la carriera ecclesiastica. Da chierico fatto cappellano, e punto a capo.

Contentus parvo, egli non si crucciava di nulla. La natura lo compensava largamente dell'irrisione degli uomini. Secondo Blummenkranz, un uccello parlava più chiaramente d'un avvocato; gli amori delle piante non erano una finzione imaginosa, ma una storia. Credeva — senza oltraggio alla religione — agli spiriti che popolano l'aria, l'acqua e le case, ed era in stretta famigliarità coi genii delle Alpi. Conosceva le cause per cui i pizzi erano stati battezzati con una parola anzichè con un'altra, quindi infinite leggende. Siccome non aveva mai posto piede oltre la Svizzera, si meravigliava alla descrizione delle vaste pianure, ed inorridiva al pensare, che vi potesse essere una radura così sconfinata da non scorgere un monte e che un uomo potesse vivere senza amare le Alpi.

Di lassù, appaiatosi meco, in tre ore discendemmo nella valle Egina nel cantone Vallese, alle sponde del Rodano spumante, donde io contava di recarmi al vicino Obergestelen sulla via al Grimsel. Il varco del Gries, dal centro dell'alta Italia, è la via più breve al Bernese.