La neve da lunga pezza copre vero lenzuolo funereo la natura: solo qualche fronte insofferente di velo s'aderge nuda. Nel silenzio rotto dal brontolio della Toce che serpeggia nella vallata, mi giunse all'orecchio un rombo lontano verso il Thalli, dove una cortina grigiastra pesa sulle alture.

Che è? Presto in casa: fuggi, è la bufera che avvolgendo furiosa ne' suoi turbini quanto trova di leggiero sulla terra, la neve e le foglie, oscura l'aria ed acceca di modo che sarebbe impossibile di toccare la soglia prediletta dell'amica. Sbarra la porta — senz'indugio — e la finestra. Senti come picchia, come sbatte le imposte? Vieni a questa finestruola e sogguarda dal fesso... tu rabbrividisci? Le foreste sbattute s'inchinano timorose — l'aria percossa stride, urla orrendamente — le campane suonano a stormo da sè stesse — l'agnello smarrito trabocca nel precipizio — la capanna barcolla — il rododendro è schiantato e il frugnare passa avvolgendosi in un turbine di neve e di foglie.

Qui colma il sentiero; là attraversa il piano scavando nella neve un fosso profondo, dritto, come farebbe un aratro gigantesco; quell'abituro, quella chiesa scompaiono sotto la mole nevosa che loro addossa il furibondo ventare, mentre queste siepi, poc'anzi sepolte, restano ad un soffio nudate, ripetendosi questa vicenda ad un batter d'occhio.

Intanto dall'impercettibile fessura tra i vetri s'introduce in casa una nebbia di sottilissime falde nevose.

Alle volte queste tempeste montane durano anche vari giorni. Passata la furia si trovano le bianche praterie solcate come da ondosi cavalloni, e qualche volta rami di piante portati da remote regioni, come pochi anni or sono sopra l'altipiano del Gries trovaronsi foglie di noci, castagni e di tigli.

La bufera delle alpi è sorella del Simoun del Sahara.

Mentre al di fuori mugge la bufera, per passare mattana in barba alla noia che appunto in questi tempacci vi s'incolla addosso, noi agiati nel tepore di questa capanna, in mezzo ad un crocchio di vezzose forosette — non farti troppo vicino, compagno mio, il soverchio rompe il coperchio — ascoltiamo dai novellieri le antiche tradizioni del paese. Fra queste è notevole, come avente origine alla primitiva immigrazione, quella che accenna all'esistenza di una famiglia che viveva a mo' delle fiere nell'ancora deserto Morasck negli spechi e nelle crepature dei macigni dell'Himmelberg. Ma cercheresti invano una leggenda, una tradizione che possa snebbiare il tempo e la contrada da cui presero le mosse, incalzati forse dalla fame o da qualche persecuzione alle felici terre di queste convalli italiane.

Osservando attentamente dal modo di appellare nomi oltrealpini le acque diverse che irrigano la valle, — costumanza che senza fallo accenna alla cura amorosa, con cui i loro predecessori cercarono di rammentare l'abbandonata patria — onde chiamano tuttora la Toce Reuss ed il torrente del Gries Rhone — mi pare che si possa dedurre che i Formazzesi o emigrassero dalle non rimote valli della Reuss e Rodano, o tanto vi sostassero da rammentarsene con tenerezza. Wendel vuole queste genti Sassoni.

Varii antichi storici chiamano Germani questi abitatori delle Alpi Pennine o Leponzie: di ciò ne accerta e la diversa struttura fisica e più di tutto la favella, la quale può dirsi un tedesco poco corrotto, se riflettasi che essi sono sempre stati in maggior contatto cogli Italiani che non cogli Svizzeri. L'italiano introdotto nelle scuole, la quantità dei giovani che vanno e vengono da Roma, e che lo parlano discretamente rendono ora lassù più comune la lingua nazionale.

Essendo affatto incerta l'epoca in cui la colonia tedesca immigrò, occupiamo questa giornata piovigginosa scartabellando quel po' di storia trascritta qua e là a spiluzzico dalle pergamene e dalle cronache municipali. In essa non trovasi pagina, o motto, che dimostri la valle di Pommat indipendente per governo dalle vicissitudini dell'Ossola; ma dagli Sforza agli imperatori d'Austria conservò tuttavia sempre amplissimi dritti di giudicare nelle cause riflettenti il proprio comune, eccettuati i delitti e le controversie più gravi; per cui la valle Formazza formò senza dubbio per molti secoli una vera repubblica con vassallaggio verso i signori della Lombardia.