È notevole che questi alpigiani ogniqualvolta discesero dalle loro rupi per recarsi alla Corte in Milano per protestare contro i feudatari dell'Antigorio, tennero sempre il linguaggio di chi ha l'intima convinzione che nessuna forza al mondo possa sopraffare la voce della verità.

Recatisi una volta in Milano per ottenere giustizia contro i Valvassori De Rodes, da un giorno all'altro, siccome è tuttora uso, veniva procrastinata l'udienza. Annoiati d'aspettare e di spendere, cominciando a conoscere quanto sa di sale l'attendere nelle anticamere, scrissero al governatore in quella città si compiacesse ottemperare a quanto domandavano senza farli stare maggior tempo sulle spese.

Della loro franchezza, della loro fede nella giustizia, ecco un altro documento, che ne piace qui trascrivere.

Il lettore, se non lo salta a piè pari, converrà con noi — paragonandolo a certe strisciature del giorno — che i Formazzesi, se erano poco versati negli affari di Stato, non temevano protestare altamente, a nome della loro povera e microscopica patria, in faccia a chi poteva sterminarli, come Giove olimpico, con un corruscare di sguardo.

«(Anno 1700).

«Illustrissimo magistrato,

«Non mancava altro per dare il finale esterminio ai poveri habitanti della valle di Formazza che il notificato l'anno del Signore scorso sporto alle SS. VV. Ill.me di che godessero certi molini senza il pagamento di certe annate ad essi imposte. Pare bene stiano ai medemi il dovere contro il tenor preciso de' suoi privileggi, che qui l'esibiscono, restare ad un nuovo et impensato aggravio costretti, e quel che è più, che vengano chiamati molini certi edifitii che non valgono in tutta la corporatura quaranta lire, et che non macinaranno uno staro di grano, ò due, ò puoco più in un anno, quandochè i montanari puonno haverlo, come patente dalla Relatione stessa del dottore Scacciga che fu colà delegato dalle SS. VV. Ill.me con spesa di più di cento lire ai patroni di quei molini. Motivi al certo che obbligherebbero quelli habitanti ad abbandonare il paese, quando et l'innalterabile giustitia et l'innata equità di questo Ill.mo Tribunale non li lasciasse ancora sperare che, ben conosciutisi i privileggi fatti a quel popolo tedesco dedititio, sempre vissuti sotto la corona di S. M. più per via d'aderenza che soggettione et haventi leggi proprie et consiglio di giudicio proprio, et che finalmente viene esentato da ogni genere di cotesti aggravii, et havutosi riflesso alla tenuvità d'edifitii, al lavorerio che fanno, non siino le SS. VV. Ill.me per molestarli, lasciandoli vivere colla sua pace, per la quale ricorre Gio. Tioli in nome di tutti gli altri, e proprio servitore (!) a' piedi dell'Ill.mo magistrato, etc., etc.»

Segue poi un altro documento in cui questi montanari espongono alla detta Camera di Milano come sia:

«Dovere di osservare i loro privileggi, ai quali derogare non puonno nè grida degli Is. Governatori, nè qualunque altra superiorità

Davvero che gli Spagnuoli in ispecie dovevano alla lettura di queste domande inarcare un tanto di ciglia.