Venendo ora a quei privileggi diremo qualche cosa della loro origine.

Giovanni Galeazzo Maria Visconti in Vigevano addì 20 aprile 1486 concedeva ai valligiani il dritto di giudicare tutte le cause civili e commerciali nel loro tribunale, obbligati solamente a deferire al capitano commissario ducale in Domodossola quelle di gravi crimini o miste, e riconosce ordines et statuta vallis ipsius hactenus observata. Non trovando simili autorizzazioni governative, anteriormente si può credere con ragione che le leggi che reggevano la valle fossero state stabilite dai loro stessi maggiori poco tempo dopo la loro immigrazione.

Ludovico Maria Sforza in Milano addì 7 maggio 1502 confermava i privileggi dei Formazzesi, aggiungendone qualche altro riflettente i feudatari De-Rodes. Nel 1531 questi tirannelli, abusando della loro forza, vollero aggiungere al loro feudo la valle: i nostri montanari presentarono tosto al Duca Francesco II una supplica per conservare la propria indipendenza, e riescirono anche questa volta nel loro intento.

Filippo III di Spagna nell'anno 1611 da Madrid riconfermava queste antiche prerogative.

È senza dubbio cosa curiosa l'osservare che i Formazzesi obliando che i loro signori con poche centinaia d'arcieri potevano sottomettere ad ogni loro capriccio la valle, in ogni protesta, anzi in ogni supplica rammentino con sicurezza di essersi dati ai signori Lombardi e di non essere stati conquistati. Da ciò si può congetturare una primitiva sottomissione agli Svizzeri, o meglio una quasi assoluta indipendenza. La stessa posizione della valle conferma quest'ultima induzione, poichè per molti mesi dell'anno il Griesberg e la Valtoccia sono insuperabili per le altissime nevi; e verso l'Antigorio, dopo tanti secoli oggidì tuttora il passaggio è poco migliore di quello alla Svizzera.

Il trattato di Vorms cedendo l'Ossola ai principi di Savoia, la maggior parte di quelle concessioni cessava: lo statuto del Re Carlo Alberto dichiarando tutti i sudditi eguali d'innanzi alla legge, abrogava finalmente ogni vestigio delle franchigie antiche.

Nel manoscritto delle leggi che già governavano la valle, non trovai di notevole che una punizione severa a chiunque tentasse alienare gl'immobili a favore di persone non nate nella valle. Del resto esse, poco più poco meno, non differiscono da quelle che erano in vigore in quel tempo.

VIII. Dove il paese senza un eroe? — Vita e miracoli del capitano Guenza.

Io non v'ho ancora tessuta la vita ed i miracoli di qualche Formazzese: nè voi avete dato segno d'accorgervene, quasi certi che sotto quelle ruvide sargie non possano ripararsi che omaccioni di forza erculea e di cervello tondo come l'O di Giotto. Niente affatto, signori miei. Non avete mai sentito la fama buccinare il nome del formidabile capitano Guenza? No? Tanto peggio per voi, obbligati a trangugiarne ora la biografia, e tanto meglio per me che potrò acquistarmi fama, dopo d'essere stato l'Amerigo Vespucci della valle Formazza e della cascata della Frua, di essere il Colombo del capitano Guenza, il quale era, come tanti altri eroi sconosciuti, nato fatto per conquistare mezzo mondo, se auspice alla sua culla era la buona occasione arbitra suprema dei fati umani.

O se questa dea volesse favorire quanti la invocano, che nebbia d'eroi! Andate in un caffè di provincia all'ora della chiacchera politica — sentite quei Machiavelli in erba, e ditemi se con una buona occasione non farebbero impallidire tutti gli astri diplomatici.