— Fermate! Ora ci penso, la pertica è inutile: bastano le mie pistole. Vedete lassù sulla punta di quel ramo cinque o sei grossi ricci?...
Imberciò un istante il ramo a cui pendevano i frutti, scaricò la pistola, e in mezzo a cento foglie spezzate le castagne caddero a terra.
Mentre gli astanti guardavano stralunati l'autore d'un colpo sì meraviglioso, egli ricarica la pistola sparata, quindi indietreggiando sino al castagno, con voce terribile, appuntandole tutte e due contro i berrovieri di Domo, gridò:
— Partite: questa è la casa del padre del capitano Guenza che vi fa sacramento di bruciare le cervella al primo che si volta indietro.
Questa fu la prefazione che Antonio Guenza, di ritorno dall'armata di Spagna pieno l'animo d'intollerante audacia e le tasche di doppioni d'oro, pose alle sue opere future.
Ad Arivasco, se non erro, havvi ancora una sua casa colle mura perforate da fuciliere.
Salì poi in valle Formazza, ove regnò assoluto signore.
La tradizione popolare, che conserva memoria vivissima di quell'uomo strano, lo raffigura piuttosto come superbiaccio che voleva imporre ossequio e timore che non uomo d'animo perverso. Nessuna contrattazione facevasi senza che il capitano avesse dato il suo beneplacito. Con lui non si scherzava punto: armato di stocco e di pistole, quando gli talentava uscire per le viuzzole dei casolari, i ragazzi correvano a nascondersi sotto il grembiale della mamma, e gli uomini s'affrettavano a cedergli il passo e ad inchinarlo.
Tuttavia non mancò l'animo ad un certo Anderlin di tenergli bordone nella contesa di alcuni confini avvenuta fra lui e il capitano, il quale non amava punto si discutesse sulle proprie pretese. L'Anderlin, dopo d'avere recisamente negato al capitano la trasposizione del Dio Termine a proprio danno, sapendo per fama che manesco e prepotente uomo gli fosse, si teneva in guardia d'insidie, quantunque non apertamente minacciato. Una volta, stanco ed assetato, egli entra in una bettola a Foppiano... all'unico desco sedeva il Guenza! Tornare addietro sarebbe stato vigliaccheria, restare peggio: egli osò! Il Guenza, appena vide l'Anderlin avanzarsi verso di lui, levò di sotto certa pistola, e la pose sul tavolo, come una minaccia. L'Anderlin, salutato l'ospite e il capitano alla maniera paesana, sedè in faccia al Guenza pacatamente, e gli disse:
— Sor capitano, quell'arnese lì mi pare inutile sul tavolo, tanto più — aggiunse in tuono di celia — che non supplisce nè ad un fiasco, nè ad un bicchiere.