La cortina dello Stafelclogberg, verso la valle, è formata di roccie repentissime quasi inaccessibili, le quali colle loro creste addentellate e fantastiche formano un cinto grandioso a quell'altipiano, il cui rivo smeraldo contrasta singolarmente con quelle triste mura.

Sulle cornici, fra le fessure nè i funerei pini, nè l'olezzante rododendro che spesso rallegra l'orlo delle diacciaie: lo Stafel non ha una zolla. Il vento che sprigionandosi dal Gries si precipita nella convalle superiore fra Vannino e Morasck, viene a rompersi contro queste pareti.

Una densa nube vaporosa s'era innalzata dal profondo della valle di Formazza, avea coperte tutte le anfrattuosità, i valloni superiori; era il levare della notte. Le creste superbe dello Stafel si disegnavano tuttavia nell'orizzonte su cui svaniva via via il morente chiarore degli ultimi crepuscoli riflessi dalle nevi eterne, e quelle due statue giganti, uomo e donna, che da tanti secoli stanno ritte su quei vertiginosi cocuzzoli, parevami si movessero. Un irresistibile desiderio mi punse di sapere se quelle strane figure non fossero animate; l'immobilità non è sempre la morte. Chi mi provò mai con irrefragabili prove che animali, piante e pietre non avessero coll'anima una propria passione? Perchè le loro variate nature non possono costituire anche nelle qualità dell'anima, una concatenazione non meno armonizzante della materia e più meravigliosa?...

Ditemelo voi, fantasmi del giorno e della notte! Non è forse vero che voi siete due prototipi dell'amore coniugale? Voi felici! Se vi sorprende il capogiro, se deve cessare questa comunanza di posizione e di pericoli, se vi sfascerete, cadrete entrambi di lassù nelle ciotolaie di Vannino... O costanza veramente... di pietra!

E come vi venne fatto di serbare per sempre il fuoco dell'amore? Deh! vi prenda pietà dei mortali a cui spesso amore suona smanie e dolori, lagrime e tradimenti. Eccomi ai vostri piedi: a me per la prima volta genuflesso dinnanzi alla creatura di Dio, tu, donna beata, palesa il divino segreto, ond'io possa tutta la mia vita rendere coll'amore invidiata anche agli angeli. Tu mi guardi incerta: non temere ch'io lo divulghi... io sono uomo e l'egoismo ti deve essere arra sufficiente della mia discrezione. Via, dimmelo... io ti prometto di rinunziare a tutte le brame del mio avvenire... anche a quella di far correre i miei lettori per mari e monti sull'ali della fantasia. Come potrò io eternamente amare eternamente amato? Dimmelo, ed in quell'inno di gioia che sarà la mia vita io ti renderò grazie riconoscenti. Bella regina d'amore, chi t'avvinse sì strettamente all'amante?

Le mie ginocchia su quelle scarne rupi s'erano indolenzite a modo che io stava per rinunciare alla scoperta, quando la gentile impietosita susurrò questa fatale parola: — il dolore!

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La leggenda del paese susurra invece che quelle anime petrarchesche conservarono intatto l'amore perchè non fecero sciupìo del tesoro d'affetti nell'ebbrezza dei sensi.

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Intanto essi nella sdegnosa loro solitudine, paiono ridersi del furore degli uragani, delle volute che precipitano dai loro piedi, e dei fulmini che solcano i loro granitici troni. La beatitudine della loro unione non vale il pericolo?